IL BLOCCO DELLO SCRITTORE NEI SISTEMI DI GESTIONE NON È IGNORANZA, È COMPETENZA. AMLETO LO SPIEGA IN CINQUE ATTI.

Non è indecisione, è competenza

Cinque atti di dubbio, un protocollo per non fare la fine di Amleto

C'è un blocco che non ha niente a che vedere con la mancanza di strumenti o di competenza: arriva proprio quando gli strumenti ci sono tutti e la competenza è alta, alla ventesima consulenza su uno schema conosciuto a memoria, all'ennesima norma applicata per la centesima volta. Non è ignoranza a fermare chi scrive: è la capacità di vedere troppe eccezioni, troppe varianti, troppi "perché" legittimi prima ancora di scrivere la prima riga, fino a un loop che si chiude su se stesso senza produrre nulla. Per raccontarlo conviene affidarsi a chi questo blocco lo ha vissuto per cinque atti interi, pagandolo piuttosto caro.


Il fantasma del padre di Amleto non lascia margine di dubbio: gli dice il nome del colpevole, la dinamica dell'omicidio, il veleno versato nell'orecchio mentre dormiva nel giardino di corte. Amleto ha già, alla fine del primo atto, tutto quello che gli serve per agire, eppure il sipario si chiuderà sul quinto atto prima che lo faccia davvero. Chi applica per la ventesima volta lo stesso schema di sistema di gestione conosce una versione più mite della stessa sensazione: il fantasma, qui, è l'esperienza, e dice con altrettanta precisione cosa fare. Sapere tutto questo, come per Amleto, non basta comunque a far scrivere la prima riga.

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Atto I - Lo spettro

Amleto non è indeciso per mancanza di prove: il primo atto gliele consegna tutte insieme, sotto forma di un padre morto che parla con urgenza. La prima cosa che fa non è agire, però: è decidere di fingersi pazzo, "per studiare meglio la situazione", come se lo spettro non fosse già stato abbastanza esplicito. Il consulente al ventesimo incarico simile vive lo stesso cortocircuito: sa già, dai casi precedenti, quale documentazione servirà e quale non conformità emergerà per prima, eppure la prima cosa che fa, spesso, è rileggere la norma daccapo come se non la conoscesse, "per essere sicuro".

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Atto II - Lo spettacolo nello spettacolo

Amleto non si fida nemmeno del fantasma: decide, ancora nel secondo atto, di mettere alla prova lo zio con una rappresentazione teatrale scelta apposta, per osservarne la reazione e ottenere una conferma che, a rigore, non gli serve, visto che la prova ce l'aveva già. È lo stesso meccanismo della bozza di verifica prima della bozza vera, del documento preparatorio al documento preparatorio, della mappa concettuale che esiste solo per rimandare la scrittura del piano vero: non è controllo di qualità, è un secondo teatro costruito apposta per non dover ancora salire su quello vero.

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Atto III - Il monologo

"Essere o non essere" arriva a inizio terzo atto, nel punto in cui Amleto ha già tutte le informazioni e nessuna scusa valida per restare fermo: è il momento di massima intelligenza e di minima azione, quello in cui pesa ogni conseguenza possibile mentre il tempo continua comunque a passare. Succede la stessa cosa quando il "perché" smette di essere una domanda che produce risposte, perché questa clausola e non un'altra, perché questa formulazione e non quella già collaudata, e comincia a essere un loop che si autoalimenta: la competenza, a quel punto, non aiuta più a decidere, aiuta solo a trovare nuove ragioni per non farlo.

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Copiare o non copiare, questo è il problema: se sia più nobile nell'animo subire i dardi e le frecce di un audit con un documento riadattato, o prendere le armi contro un mare di pagine bianche e, opponendo resistenza, non concludere comunque nulla.

- Amleto, versione consulente

Prima che il terzo atto si chiuda, Amleto ha già ucciso Polonio per errore, pugnalandolo dietro un arazzo convinto di colpire lo zio: la prima azione dopo un blocco così lungo, quasi sempre, non è la più lucida. Chi ha rimandato una decisione per settimane e alla fine agisce di fretta, sotto scadenza, conosce lo stesso rischio: il dubbio prolungato non produce prudenza al momento dell'azione, produce fretta travestita da urgenza.

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Atto IV - Il prezzo del ritardo

Nel quarto atto Amleto è fisicamente altrove: spedito in Inghilterra, assente dalla scena mentre a Elsinore la situazione precipita senza di lui. Ofelia perde il senno e muore annegata, Laerte torna assetato di vendetta, e nessuno di questi eventi aspetta il suo ritorno per accadere. È lo stesso destino del progetto che va avanti mentre il professionista rimanda: il cliente prende decisioni autonome senza aspettare il tuo via libera, la scadenza si avvicina comunque, e il tempo speso a dubitare non è mai tempo neutro, è tempo tolto alla revisione vera, quella che serve davvero a migliorare il documento.

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Atto V - Il duello e il conto finale

Amleto agisce, alla fine, ma tardi: nel quinto atto accetta un duello con Laerte organizzato da Claudio proprio per ucciderlo, e il conto è altissimo, muoiono lui, Laerte, la regina Gertrude e lo stesso Claudio, un'intera corte spazzata via da una decisione presa cinque atti troppo tardi. Chi consegna un documento tre giorni dopo la scadenza, dopo aver riscritto la stessa sezione dodici volte, non paga con una tragedia da palcoscenico, ma paga comunque: perde credibilità con il cliente, brucia il margine del progetto, e nella maggior parte dei casi consegna una versione peggiore di quella che avrebbe scritto al primo tentativo, quando il dubbio era ancora fresco e non ancora un'abitudine.

"Il resto è silenzio." E anche una relazione di audit mai consegnata.

Amleto non aveva bisogno di uno strumento per decidere più in fretta: gli sarebbe bastato fidarsi di quello che già sapeva dalla fine del primo atto. Chi lavora sui sistemi di gestione, per fortuna, uno strumento può costruirselo. Non elimina il dubbio, ma gli mette un tetto sopra la testa.

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Il protocollo dei cinque atti

Guida pratica per chiudere un documento prima del quinto atto

  • Atto I - Leggi lo spettro una sola volta. Prima di aprire il documento, scrivi in cinque righe quello che già sai per esperienza: casi simili, template che hanno funzionato, criticità ricorrenti. Se la lista è completa, non cercare altre conferme: quello che ti serve ce l'hai già.
  • Atto II - Vietati gli spettacoli nello spettacolo. Dai un limite di 20 minuti a qualsiasi bozza preparatoria, mappa concettuale o "documento di prova" prima del documento vero. Se stai costruendo una recita per rimandare la scrittura, fermati e scrivi la prima riga di quello vero.
  • Atto III - Il monologo ha un timer. Quando cominci a chiederti "perché questo e non quello", concediti tre "perché" al massimo. Se il terzo non cambia una riga del documento, il monologo è finito: scrivi.
  • Atto IV - Calcola il prezzo dell'assenza. Segna la data di scadenza reale, sottrai il tempo che ti serve per una revisione vera. Quello che resta è il tempo che hai per dubitare, non un giorno di più: nel frattempo il progetto va avanti anche senza il tuo via libera.
  • Atto V - Consegna prima del duello finale. Fissa un orario di chiusura del documento nella stessa giornata in cui lo apri. Una versione consegnata e rivista batte sempre una versione perfetta e mai finita.
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Nel quinto atto, prima del duello, Amleto si ferma in un cimitero e tiene in mano il teschio di un vecchio buffone di corte, chiedendosi dove siano finite tutte le sue battute. È l'immagine più chiara di cosa succede quando si riflette abbastanza a lungo su qualcosa che, ormai, andrebbe solo fatto.

L'unico verdetto che conta davvero, alla fine, non è "essere o non essere". È "consegnare o non consegnare". E la scadenza, a differenza del fantasma di suo padre, non aspetta il momento più drammatico per bussare.

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