IL RAGIONIER FANTOZZI E L'AUDIT INTEGRATO GALATTICO

Il Ragionier Fantozzi
e l'Audit Integrato Galattico

Quando la Mega Ditta deve dimostrare, in un solo giorno, la conformità a
ISO 9001, ISO 14001, ISO 45001, ISO 37001, SA8000, UNI/PdR 125 e Modello 231.
E il conto, come sempre, lo paga lui, il ragionier FANTOZZI

Nell'articolo precedente abbiamo raccontato le aziende come organismi vessati: strette fra norme cogenti, standard volontari, prassi di riferimento e adempimenti che si sommano senza mai sottrarsi, in una progressione geometrica che nessun Amministratore Delegato è mai riuscito a fermare, né tantomeno a comprendere fino in fondo. Una domanda, però, era rimasta sospesa a mezz'aria, come un modulo in attesa di firma su una scrivania dimenticata da tre reparti diversi. Se l'azienda è la vittima designata della iper-regolamentazione, chi paga davvero il conto quando la vessazione deve tradursi in azioni concrete? Chi firma i moduli? Chi frequenta i corsi alle otto di sera dopo nove ore di lavoro? Chi chiude, con la faccia contrita e le mani tremanti, le non conformità che nessuno gli ha mai spiegato come evitare?

La risposta ha un nome, un doppiopetto grigio ormai lucido sui gomiti come un elmo dopo una battaglia, e una capacità sovrumana, quasi agonistica, di sopportare l'insopportabile: ragionier Ugo Fantozzi, impiegato di concetto della Mega Ditta da trentun anni, sei mesi e undici giorni (il conteggio esatto lo teneva lui, su un'agenda, per ragioni mai del tutto chiarite nemmeno alla Pina). Fantozzi era un uomo per il quale ogni sistema di gestione, per quanto nobile nelle intenzioni dei suoi estensori normativi, si trasformava puntualmente, con la stessa ineluttabilità con cui la pioggia bagna, in una sequenza di catastrofi personali.

Questa è la cronaca, rigorosamente romanzata ma tecnicamente fondata, di una sola, interminabile giornata di lavoro. La giornata dell'Audit Integrato Galattico.

La Convocazione

Tutto ebbe inizio, come ogni disgrazia aziendale che si rispetti, con una comunicazione interna. Era firmata dal ragionier Filini, Responsabile Ambiente, Sicurezza, Anticorruzione, Responsabilità Sociale, Parità di Genere e Modello 231 della Mega Ditta: un incarico multiplo che Filini portava con l'entusiasmo tipico di chi non ha mai letto per intero nessuna delle sei norme che è chiamato a presidiare, ma ne conosce a memoria tutti i loghi, perfettamente allineati sulla carta intestata. La Qualità, settima e più antica delle materie in gioco, non rientrava fra le sue deleghe: era stata affidata anni prima, con una decisione presa a voce e mai messa per iscritto, alla signorina Silvani della Comunicazione e Immagine. Nessuno ricordava più bene il perché. Nessuno, soprattutto, aveva mai avuto interesse a rimetterla in discussione.

Nella Mega Ditta, occorre premettere, chi non conosce il linguaggio cifrato delle sigle interne è perduto. Esiste infatti, dal 2019, il CIST, acronimo di Comitato Interfunzionale Sistemi Totali, organismo la cui unica funzione accertata negli anni è stata quella di generare, ogni due mesi, un nuovo acronimo per identificare se stesso in modo più efficace (CIST 2.0, poi CIST-R, poi, in un momento di ambizione cosmica, GCIST, Grande Comitato Interfunzionale Sistemi Totali). Nessuno, va detto per onestà cronachistica, ha mai saputo con certezza chi ne facesse parte, né dove si riunisse.

Il memo, disteso su quattro pagine e mezzo di font corpo otto giustificato su entrambi i lati per ragioni di "professionalità grafica", annunciava l'Audit Integrato Galattico: una verifica simultanea di conformità a ISO 9001, ISO 14001, ISO 45001, ISO 37001, SA8000, UNI/PdR 125 e Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/2001, da concludersi in una sola, gloriosa giornata lavorativa, per ragioni di budget e di calendario dell'ente di certificazione, il quale aveva concesso, come unica cortesia, un pacco di caffè decaffeinato per la sala riunioni.

Fantozzi venne convocato come "referente operativo trasversale multisistema", espressione che nella prassi della Mega Ditta, tradotta dal burocratese all'italiano corrente, significava semplicemente: colui su cui ricadranno tutte le responsabilità, senza che gli venga concessa alcuna autorità reale per gestirle, alcun budget per intervenire, e soprattutto alcun momento libero nell'arco delle otto ore successive.

Alle 8.14 del mattino, con la puntualità di chi teme il ritardo più della morte, Fantozzi si presentò all'Ufficio Filini e ricevette un raccoglitore ad anelli spesso undici centimetri, etichettato con orgoglio calligrafico "Modulo Unico Totale". Nessuno gli spiegò a cosa servisse esattamente. Filini stesso, interrogato in proposito, rispose con lo sguardo fiero di chi sa di non sapere: «È tutto lì dentro. Il concetto, insomma».

1

Signorina Silvani
e la Qualità che Sembra

La prima tappa fu l'ufficio della signorina Silvani, che alla Comunicazione e Immagine affiancava ormai da anni anche il ruolo di referente del Sistema Qualità, incarico che sosteneva di aver ereditato "per affinità estetica" dal precedente responsabile, trasferito con procedura d'urgenza dopo un audit particolarmente infelice.

Silvani non parlò mai, per tutta la durata del colloquio, di processi, di indicatori di prestazione o di soddisfazione del cliente. Parlò, esclusivamente, di "percezione". Srotolò sulla scrivania la brochure patinata della Mega Ditta, trentadue pagine a colori, dove il logo della certificazione ISO 9001 campeggiava accanto a fotografie di persone sorridenti scelte, secondo Filini, perché «trasmettono qualità anche solo guardandole, indipendentemente da cosa facciano nella vita».

Fantozzi, che aveva preparato tre domande sul retro dell'agenda personale, le pose con la timidezza di chi conosce già, purtroppo, la risposta.

«Esiste un piano di audit interno realmente eseguito nell'ultimo anno?»

«Esiste concettualmente» rispose Silvani, senza smettere di sorridere all'obiettivo immaginario di una fotocamera.

«I reclami dei clienti vengono analizzati per individuarne le cause?»

«I reclami» disse Silvani, abbassando per un istante la voce come per confidare un segreto professionale, «abbassano il morale del reparto commerciale. Vengono archiviati. Con rispetto.»

«E le azioni correttive?»

Silvani lo guardò come si guarda un bambino che ha appena chiesto se Babbo Natale paghi le tasse. «Le azioni correttive» spiegò «sono un concetto molto più fotogenico se restano sulla carta.»

Fantozzi annuì tre volte, con la lentezza di chi sta elaborando un lutto, e uscì dall'ufficio portando con sé una convinzione nuova e amara: la ISO 9001, in questa versione riveduta e scorretta dalla Mega Ditta, non chiedeva affatto un miglioramento continuo dei processi. Chiedeva, semplicemente, una fotografia ben illuminata.

2

Il Modulo Unico Totale
e il Pianeta in Pericolo

Il secondo appuntamento riguardava la gestione ambientale, e fu affidato a un tecnico esterno mai visto prima nella storia della Mega Ditta e mai più rivisto dopo quel giorno, un uomo con un blocco note così spesso da sembrare, esso stesso, un problema di smaltimento rifiuti.

Il tecnico consegnò a Fantozzi un modulo di ventitré pagine per la separazione differenziata dei rifiuti da ufficio, comprensivo di una sezione dedicata alle graffette (metalliche, non riciclabili se piegate oltre i novanta gradi), una ai foglietti adesivi (carta, ma solo se privi di residui di colla visibili a occhio nudo da una distanza non superiore ai venti centimetri) e una, particolarmente ispirata, dedicata ai tappi delle penne (materiale imprecisato, categoria "in attesa di classificazione ministeriale").

Fantozzi, armato di un cestino e di una buona volontà ormai agonizzante, trascorse quarantacinque minuti a smistare graffette con la precisione di un gioielliere, mentre alle sue spalle, nel cortile della Mega Ditta, tre camion continuavano a scaricare pannelli di polistirolo non differenziato in un cassone unico: attività regolarmente tollerata perché, a detta del tecnico stesso, «non rientra nel perimetro certificato», espressione che nella prassi aziendale sembrava tradursi, con notevole efficacia sintetica, in «non rientra nel nostro campo visivo».

A un certo punto, per una fatalità che soltanto la Mega Ditta sapeva produrre con tale regolarità, il tecnico chiese a Fantozzi di firmare, in qualità di "responsabile locale degli aspetti ambientali", un documento che lo rendeva formalmente incaricato della corretta gestione dei rifiuti dell'intero piano, senza che gli venisse fornito né un budget, né un collaboratore, né, tantomeno, l'autorità di fermare un solo camion nel cortile.

Fantozzi firmò. Firmò perché non firmare, alla Mega Ditta, era un'opzione che semplicemente non era mai stata contemplata nel corso della sua carriera. Firmando, però, arrivò a una conclusione tanto semplice quanto amara: la ISO 14001 chiede alle organizzazioni di individuare gli aspetti ambientali significativi e di governarli con obiettivi misurabili e risorse adeguate, non di trasformare l'impiegato in un separatore manuale di graffette mentre l'impatto ambientale vero, quello dei camion, prosegue indisturbato a trenta metri di distanza.

3

Filini e la Prova di
Evacuazione Interstellare

Alle undici e trentatré, con la stessa fatalità cronometrica con cui la disgrazia sceglie sempre il momento peggiore, Filini indisse, senza il minimo preavviso, una prova di evacuazione per l'emergenza incendio: esercitazione prevista dal Documento di Valutazione dei Rischi redatto ai sensi del D.Lgs. 81/2008 e richiamata, sul piano gestionale, dal Sistema ISO 45001 da poco certificato con encomio dell'ente, encomio che campeggiava già, incorniciato, nell'atrio.

La prova si svolse durante l'orario di punta della mensa, bloccò due ascensori su tre (il terzo si bloccò poco dopo, per solidarietà) e costrinse Fantozzi a percorrere quattro rampe di scale portando in salvo, per un errore che avrebbe meditato per settimane, l'estintore da otto chili anziché la cartellina con l'elenco del personale presente, cartellina che restò, serena e inutile, sulla sua scrivania per l'intera durata dell'emergenza simulata.

All'esterno, il punto di raccolta designato dal piano di emergenza coincideva, con una precisione che nessun geometra avrebbe saputo replicare volontariamente, con il parcheggio riservato al Megadirettore Galattico, il quale proprio in quel momento stava rientrando dal pranzo a bordo di un'automobile lunga quanto l'intero corridoio del terzo piano. Ne seguì una gestione del traffico che il narratore, per pietà verso i presenti, preferisce definire "articolata": clacson, gesti, un dipendente del reparto Acquisti che tentò, invano, di dirigere il traffico con la cartellina delle presenze mai trovata, e Filini che, megafono alla mano, urlava istruzioni contraddittorie a intervalli di quaranta secondi.

«Tutti fermi!» gridò Filini.

«Tutti verso il punto di raccolta!» gridò, tre secondi dopo, sempre Filini.

«Fermi al punto di raccolta, ma non lì, più in là!» concluse Filini, indicando un punto imprecisato che coincideva, con notevole ironia della sorte, proprio con il cofano dell'automobile del Megadirettore.

L'unico vero rischio corso da qualcuno, quella mattina, fu dunque quello di essere investito mentre si valutavano, con encomiabile rigore documentale, i rischi. L'Ufficio Sinistri, chiamato nel pomeriggio a raccogliere la segnalazione del quasi incidente, archiviò l'episodio in tre righe: «Non conformità minore. Azione correttiva: ripetere la prova con maggiore preavviso», senza mai chiedersi perché il punto di raccolta fosse stato scelto proprio in quella posizione, né se i lavoratori fossero mai stati realmente consultati nella progettazione del piano di emergenza, come la norma, in effetti, richiederebbe.

Fantozzi tornò alla scrivania con l'estintore ancora stretto al petto, come una reliquia. Nessuno se ne accorse per tre ore, finché la Pina, telefonando per sapere a che ora sarebbe rincasato, non gli chiese, con voce stanca, se per caso quella sera avrebbe portato a casa anche l'idrante.

La sicurezza, alla Mega Ditta, si misura in verbali firmati, non in incidenti evitati.
4

Il Geometra Calboni e il Regalo
che Non si Può Rifiutare (Anzi Sì)

Nel primo pomeriggio, Fantozzi venne coinvolto suo malgrado in una vicenda commerciale di cui, fino a un'ora prima, ignorava perfino l'esistenza. Il geometra Calboni, agente di vendita di punta della Mega Ditta, aveva da poco recapitato a un funzionario di un ente pubblico cliente un cesto natalizio di dimensioni industriali, comprensivo di un intero prosciutto e di una bottiglia la cui etichetta, a detta di chi l'aveva vista, valeva da sola più dello stipendio mensile di Fantozzi.

Calboni giustificò l'iniziativa, con la disinvoltura di chi ha già preparato la difesa prima ancora dell'accusa, come «un gesto di cortesia pienamente coerente con i nostri valori di sostenibilità e responsabilità sociale d'impresa, oltre che un investimento relazionale a lungo termine».

Fantozzi, che per una serie di equivoci burocratici mai del tutto chiariti risultava essere il dipendente che aveva materialmente firmato il documento di trasporto del cesto (aveva sostituito per un'ora la centralinista, malata), si trovò improvvisamente indicato come possibile responsabile di una violazione della Procedura Anticorruzione adottata ai sensi della norma ISO 37001.

Convocato in un ufficio senza finestre che la Mega Ditta chiamava, con understatement quasi britannico, "Sala Colloqui", Fantozzi tentò di spiegare la propria estraneità ai fatti. Gli fu risposto, con tono burocratico ma non ostile, che la sua posizione sarebbe stata "valutata nel merito", espressione che alla Mega Ditta significava, con una certa costanza statistica, l'inizio di settimane di angoscia.

Calboni, nel frattempo, non venne mai convocato: risultava "in trasferta strategica" in una località che nessuno seppe mai indicare con precisione. Fantozzi ricevette, in compenso, tre richieste di chiarimento in un'ora, tutte con scadenza "immediata", firmate da tre uffici diversi che, curiosamente, non si parlavano mai tra loro se non attraverso Fantozzi stesso.

5

L'Organismo di Vigilanza e
la Gara delle Responsabilità

La vicenda del cesto natalizio, come da manuale, generò anche una segnalazione all'Organismo di Vigilanza, correttamente informato attraverso il canale di segnalazione interno previsto dal Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/2001. L'Organismo aprì un'istruttoria, e Fantozzi venne convocato per un colloquio che si trasformò, con la stessa naturalezza con cui un temporale estivo si trasforma in grandine, in una gara di scarico di responsabilità cui parteciparono, nel giro di un'ora, non meno di sei persone.

«Io ho solo firmato il trasporto» disse Fantozzi.

«E chi ha autorizzato l'acquisto del cesto?» chiese un componente dell'Organismo.

«L'ufficio Acquisti» rispose una voce dal corridoio.

«E chi ha approvato il budget marketing per omaggi istituzionali?» insistette un altro.

«La Direzione Commerciale» rispose un'altra voce, sempre dal corridoio, che nel frattempo si stava riempiendo di persone interessate a tutto tranne che a entrare fisicamente nella stanza.

«E chi ha scritto la Procedura Anticorruzione che questo episodio avrebbe dovuto prevenire?» chiese, con un filo di voce, lo stesso Fantozzi, che nella foga si era lasciato scappare la domanda più pericolosa della giornata.

Calò un silenzio che il narratore, per onestà, definisce "geologico". Nessuno rispose. La Procedura Anticorruzione, si scoprì solo più tardi, era stata redatta due anni prima da una società di consulenza esterna, consegnata in un file non modificabile, e mai più aperta da nessuno, se non per essere citata, con orgoglio, nella brochure della signorina Silvani.

Qui la vicenda tocca un punto reale e tecnicamente rilevante: ISO 37001 e Modello 231 condividono l'obiettivo di prevenire la corruzione, ma restano sistemi distinti, il primo certificabile su base volontaria, il secondo collegato a un preciso regime di responsabilità amministrativa degli enti, la cui adozione resta facoltativa ma la cui assenza, in caso di reato commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente, può pesare sensibilmente. Nella Mega Ditta, i due sistemi non dialogavano affatto tra loro: coincidevano, semplicemente, in un solo, comodo bersaglio. Chi firma per ultimo.

6

Mariangela e le Persone che
Restano Fuori dal Modulo

Verso le sedici, mentre l'edificio si svuotava lentamente dei dipendenti di ruolo, Fantozzi incontrò Mariangela, addetta alle pulizie del piano, dipendente non della Mega Ditta ma di una ditta esterna in appalto, con un contratto part-time che nessuno, in tre anni, aveva mai verificato nel dettaglio, nonostante la certificazione SA8000 esposta con orgoglio in reception dichiarasse il monitoraggio delle condizioni di lavoro lungo l'intera catena di fornitura, appaltatori compresi.

Fantozzi, per la prima volta in tutta la giornata, non le chiese nulla riguardo a moduli o procedure. Le chiese semplicemente come stesse. Mariangela, spiazzata da una domanda che non riceveva da tempo, rispose con un sorriso stanco che il turno era stato allungato di due ore "per un'urgenza", senza straordinario riconosciuto, e che nessuno le aveva mai spiegato cosa fosse, esattamente, quella SA8000 di cui tutti parlavano con tanto orgoglio davanti ai clienti in visita.

Fantozzi, incaricato proprio quel pomeriggio di raccogliere per l'ennesimo modulo la "mappatura degli stakeholder rilevanti" ai fini del riesame integrato, si accorse con un brivido che il nome di Mariangela non compariva in nessuna casella. Non era un fornitore strategico. Non era un cliente. Non era, tecnicamente, "personale della Mega Ditta". Era, semplicemente, invisibile agli occhi del sistema, pur pulendo ogni sera, con cura, gli uffici in cui quel sistema veniva orgogliosamente certificato.

La SA8000 nasce per rendere visibili proprio le persone come Mariangela, monitorando condizioni di lavoro, orari, sicurezza e diritti lungo l'intera catena di fornitura. Nella Mega Ditta, restava invece invisibile quanto prima. Semplicemente, ora, con un certificato in più appeso alla reception.

7

Il Comitato di Genere
e la Fotografia Ufficiale

L'ultima tappa prima del gran finale riguardava la parità di genere. Nello stesso corridoio dove Mariangela stava ancora passando lo straccio, un cartellone patinato annunciava con orgoglio il conseguimento della prassi UNI/PdR 125, celebrando la Mega Ditta come "realtà all'avanguardia nella promozione della parità di genere".

Sotto il cartellone, appesa con evidente cura grafica, campeggiava la fotografia ufficiale del comitato che aveva redatto il piano strategico di genere della Mega Ditta: sette uomini in giacca e cravatta, sorridenti, e una sola donna, la signorina Silvani, invitata, come lei stessa spiegò a Fantozzi con orgoglio non del tutto consapevole dell'ironia, «per la sensibilità naturale della categoria».

Fantozzi, incaricato di raccogliere le firme di adesione al piano tra i colleghi del suo reparto, si accorse solo in quel momento, con il senno tardivo che lo contraddistingueva da sempre, che nessuno aveva mai chiesto a Mariangela, né alle poche colleghe donne del reparto Acquisti, cosa ne pensassero davvero. Nessuno aveva raccolto un solo suggerimento operativo. Il piano esisteva, era certificato, era persino appeso al muro. Semplicemente, non era mai passato dalle persone che avrebbe dovuto rappresentare.

La UNI/PdR 125, prassi di riferimento nata per rendere misurabile e trasparente l'impegno concreto delle organizzazioni sulla parità di genere, in condizioni normali dovrebbe partire proprio da un ascolto reale del personale, non da una fotografia ben composta. Alla Mega Ditta, l'ordine dei fattori, purtroppo, era stato invertito.

Il Megadirettore Galattico

Alle diciotto, con sei ore e ventidue minuti di ritardo sulla tabella di marcia e un raccoglitore ormai gonfio come un pallone aerostatico pronto al decollo, Fantozzi venne condotto, attraverso tre porte blindate e un corridoio più lungo di quanto la pianta dell'edificio potesse geometricamente giustificare, al cospetto del Megadirettore Galattico, Figlio di Gran Putt della Mega Ditta, per la sintesi finale dell'Audit Integrato Galattico.

Il Megadirettore, che quel giorno aveva visto l'azienda esclusivamente dal finestrino dell'automobile aziendale (lo stesso finestrino da cui, poche ore prima, aveva osservato con distratta curiosità la prova di evacuazione), accolse Fantozzi alzandosi appena dalla poltrona, gesto che alla Mega Ditta veniva interpretato, a seconda dei casi, come segno di massima cordialità o come principio di un attacco di sciatica.

Pronunciò un discorso solenne, di quelli che si preparano in anticipo e si adattano a qualunque uditorio con minime variazioni lessicali, sulla centralità della persona, sull'importanza della leadership diffusa e sul miglioramento continuo come «stile di vita, non semplice requisito di norma». Citò, senza averli mai letti per intero, i punti dedicati alla leadership e all'impegno della direzione che ISO 9001, ISO 14001 e ISO 45001 condividono nella loro struttura comune, pronunciando la parola "leadership" con un accento tonico che si spostava, di frase in frase, in punti sempre diversi della parola stessa.

Concluso il discorso, il Megadirettore chiese a Fantozzi, con tono paterno e occhi socchiusi, se avesse qualcosa da aggiungere prima della chiusura ufficiale dell'audit.

Era, con ogni evidenza, il momento in cui la prudenza avrebbe consigliato un rispettoso silenzio, magari accompagnato da un cenno del capo e da un rapido ritiro verso la porta. Fantozzi, tuttavia, dopo una giornata di moduli, prove di evacuazione, cesti natalizi, gare di scarico di responsabilità e comitati fotografati senza le persone che avrebbero dovuto rappresentare, trovò dentro di sé un coraggio che nemmeno lui si conosceva, un coraggio che sarebbe durato, come si scoprirà, esattamente undici secondi. E osò un'osservazione: forse, disse, i sistemi di gestione funzionerebbero meglio se le decisioni prese in quella stanza, con quella moquette così spessa da assorbire ogni rumore proveniente dal resto dell'edificio, tenessero conto di quello che accadeva davvero, ogni giorno, nei corridoi.

Il gelo che seguì venne descritto, negli annali interni della Mega Ditta redatti dallo stesso Filini, come «momento di allineamento strategico non ancora completato». Il Megadirettore, dopo un silenzio di proporzioni siderali durante il quale un orologio a pendolo nell'angolo della stanza sembrò rallentare per rispetto, replicò che l'osservazione sarebbe stata «presa in carico nel prossimo riesame della direzione»: verbale, come Fantozzi avrebbe scoperto solo mesi dopo rovistando negli archivi, già pronto da settimane, con conclusioni identiche, virgola per virgola, a quelle dell'anno precedente.

L'audit si chiuse con esito positivo su tutti e sette i sistemi. Fantozzi, promosso sul campo, senza aumento né riconoscimento formale, a "custode della conformità multisistema", ricevette in premio l'onore di conservare personalmente, fino al prossimo anno, il Modulo Unico Totale, che da quel giorno tenne sulla sua scrivania come un macigno, o forse, più esattamente, come una medaglia al valore che nessuno gli aveva mai chiesto di guadagnarsi.

Quello che Resta, Tolta la Finzione

Fantozzi è un'invenzione letteraria, ma l'Audit Integrato Galattico, nelle sue componenti essenziali, non lo è affatto. Nella pratica reale di molte organizzazioni, sistemi di gestione nati per scopi diversi e complementari, come qualità, ambiente, sicurezza, anticorruzione, responsabilità sociale, parità di genere e prevenzione dei reati presupposto, vengono sovrapposti senza una reale integrazione, moltiplicando documenti, moduli e adempimenti a carico di chi lavora, senza una corrispondente attribuzione di risorse, tempo o potere decisionale.

Vale la pena ribadire una distinzione tecnica che la satira non deve far perdere di vista. ISO 9001, ISO 14001, ISO 45001, ISO 37001 e SA8000 sono standard volontari: nessuna legge obbliga un'azienda italiana a certificarsi, anche se contratti, bandi pubblici o filiere possono renderlo di fatto necessario. La UNI/PdR 125 è una prassi di riferimento, non una norma tecnica in senso stretto, e anche la sua certificazione resta volontaria. Il Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/2001 non è obbligatorio, ma la sua assenza espone l'ente, in caso di reato commesso nel suo interesse o vantaggio, a una responsabilità amministrativa che l'adozione di un modello idoneo può escludere o attenuare. Diverso è invece il caso della sicurezza sul lavoro: il D.Lgs. 81/2008 impone obblighi legali indipendenti da qualsiasi certificazione, che restano validi anche senza ISO 45001.

Un sistema di gestione, quando funziona davvero, semplifica il lavoro di chi lo applica ogni giorno: non lo complica. Quando diventa invece una sovrastruttura scollegata dalla realtà operativa, il conto lo paga sempre la stessa persona: quella più vicina al lavoro vero, più lontana dalle decisioni, e più esposta quando qualcosa va storto.

Alla Mega Ditta, come in troppe organizzazioni reali, la conformità si misura in certificati esposti in reception. Il miglioramento vero, quello che Fantozzi non troverà mai in nessun modulo, si misura invece in una sola domanda: qualcuno, oggi, ha reso il suo lavoro più semplice, o solo più documentato?

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