GLI STADIO, GAETANO CURRERI E I SISTEMI DI GESTIONE

Chiedi chi era la Direzione: cosa insegna Gaetano Curreri ai sistemi di gestione maturi

In questa estate di concerti, dopo Tommaso Graziani,  sono andato a vedere gli Stadio. Sul palco, al centro, Gaetano Curreri: settantaquattro anni compiuti da pochissimo, il 26 giugno, quarantanove dei quali passati dentro questa band. Quello che mi ha colpito non è stata la scaletta, né la voce ancora solida. È stata la disinvoltura. Curreri si muove sul palco come chi non ha più nulla da dimostrare a nessuno: non al pubblico, non alla critica, non a se stesso. E la piazza, gremita di sedicenni e sessantenni fianco a fianco, restava lì, letteralmente a bocca aperta, senza che nessuno glielo avesse chiesto.


È lo stesso genere di stupore che, da consulente, vedo raramente ma riconosco subito quando capita: quello degli enti di certificazione o dei clienti davanti a un sistema di gestione che non si sta esibendo per loro. Che non ha preparato la scaletta apposta per l'audit. Che, semplicemente, è così anche quando le luci sono spente.

Una nota a chi legge. Questo articolo parla di Gaetano Curreri e degli Stadio con l'ammirazione di chi ne ha seguito la carriera da spettatore, non con l'intento di scherzarci sopra. Non troverai parodie né macchiette: solo un tentativo di leggere, nei fatti della loro storia artistica, una lezione che vale anche per chi si occupa di sistemi di gestione. Ogni riferimento biografico citato è stato verificato sulle fonti pubbliche disponibili.

Cinquant'anni di gavetta, senza saperlo

La storia degli Stadio comincia prima che si chiamassero così. A metà degli anni Settanta, Curreri, che veniva dalle balere e dalle sale da ballo del Modenese,  entra nell'orbita di Lucio Dalla come tastierista e corista. Nello stesso periodo arrangia e suona, insieme a Dalla, i primi due album di un giovane sconosciuto di nome Vasco Rossi: "...Ma cosa vuoi che sia una canzone..." (1978) e "Non siamo mica gli americani!" (1979). Con lo stesso Vasco, poco prima, aveva contribuito a fondare Punto Radio, una delle prime radio libere italiane. Nel 1977 il gruppo prende identità propria e il nome che tutti conoscono: Stadio.

Per anni restano quello che in un sistema di gestione chiameremmo un processo di supporto: fondamentali, presenti in ogni disco importante della scena bolognese, ma dietro le quinte. Nessuna fretta di certificarsi come protagonisti. Costruiscono competenza prima di cercare visibilità, esattamente il contrario di quello che fanno le organizzazioni che vogliono il certificato prima ancora di aver strutturato i processi che quel certificato dovrebbe attestare.

🎫 Tappe verificate

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1975 
Curreri appare, come strumentista, negli album di Lucio Dalla che precedono la nascita ufficiale del gruppo.
1977 
  Nasce ufficialmente il gruppo Stadio.
1983 
  Esce "Acqua e sapone", tra i brani che definiscono l'identità del gruppo.
1984 
  Esce "Chiedi chi erano i Beatles" - e lo stesso anno, a Sanremo, arriva l'ultimo posto.

L'audit peggiore della loro vita: Sanremo 1984

Nel 1984 gli Stadio si presentano per la prima volta al Festival di Sanremo con il brano "Allo stadio". Il risultato è un fallimento netto: ultimo posto. Per un'organizzazione alle prime armi, sarebbe stato il momento per abbandonare tutto, o per riscrivere se stessa pur di piacere alla giuria l'anno successivo. 

Loro no: quello stesso anno pubblicano "Chiedi chi erano i Beatles", diventato poi uno dei brani più identificativi della band, non scritto per compiacere una commissione, ma per essere quello che erano.

È una distinzione che nei sistemi di gestione conosciamo bene: c'è l'azienda che, dopo una non conformità in audit, riscrive la procedura solo per l'auditor, e c'è l'azienda che usa quella non conformità per capire meglio chi è e cosa deve migliorare davvero. La prima supera l'audit. La seconda, con il tempo, supera anche i propri limiti.

" Un sistema che riscrive sé stesso per un solo pubblico regge una serata. Un sistema che resta sé stesso regge quarant'anni. "

Quattro tentativi, nessuna scorciatoia

Tra il 1984 e il 2016 gli Stadio tornano a Sanremo altre volte, nel 1986 (ancora ultimo posto), nel 1998 e nel 2007, senza mai vincere. Trentadue anni, cinque partecipazioni complessive, zero scorciatoie. Nel frattempo pubblicano quindici album in studio, scrivono e producono brani per altri artisti, tra cui Vasco Rossi, Laura Pausini, Irene Grandi e Noemi, e continuano a suonare dal vivo, anche nei periodi in cui il pubblico più giovane li considerava "storia già scritta".

Chi lavora nella certificazione riconosce bene questo schema: il sistema che non passa la sorveglianza al primo colpo, la aggiusta, e ci riprova, senza smettere di funzionare nel frattempo. Il problema non è mai il tentativo fallito. È smettere di riprovarci, oppure peggio, riprovarci cambiando solo le carte in tavola invece del funzionamento reale.

Le crisi che non fermano il sistema

Nel percorso di Curreri ci sono anche due momenti duri, che vale la pena ricordare con il rispetto che meritano. Il 1° marzo 2003, durante un concerto degli Stadio ad Acireale, viene colpito da un ictus, riconosciuto e trattato tempestivamente; si riprende e torna sul palco. Anni dopo, nel 2021, un infarto lo costringe a un nuovo stop, con un ricovero in terapia intensiva. In entrambi i casi, la band, e Curreri stesso, non si sono fermati: hanno assorbito la crisi e sono ripartiti.

Un sistema di gestione maturo funziona allo stesso modo di fronte a un evento avverso, che sia un infortunio, un fermo produzione o una crisi di mercato: non collassa, perché la sua tenuta non dipende da una singola persona, da un singolo processo, o dal fatto che quel giorno tutto vada come da manuale. 

La resilienza organizzativa, concetto sempre più centrale nella gestione dei rischi, dalla ISO 45001 alla continuità operativa, si misura proprio da qui: da come un'organizzazione si comporta quando le cose non vanno secondo copione.

2016: vincono restando sé stessi

Nel 2016 gli Stadio si presentano a Sanremo con "Un giorno mi dirai", un brano che l'anno prima era stato scartato in selezione. Lo ripropongono, quasi identico nello spirito, in un festival dominato da giovani reduci dai talent show. Vincono. Non perché si sono adeguati al gusto del momento,  anzi, il commento diffuso all'epoca sottolinea proprio la scelta di un sound volutamente fuori tempo, distante dalle sonorità in classifica quell'anno. Vincono restando quello che erano sempre stati.

È il punto in cui la metafora smette di essere una metafora e diventa un principio operativo: la certificazione, il riconoscimento del cliente, il premio di settore, tutto questo dovrebbe essere la fotografia di un'identità già solida, non l'obiettivo che deforma l'identità per ottenerla. Le organizzazioni che rincorrono il certificato modellando il sistema sulle aspettative dell'auditor, invece che sulla propria realtà operativa, commettono l'errore opposto: costruiscono un prodotto, il sistema di gestione,pensato per una sola serata, non per durare quarant'anni.

Il pubblico non mente (e non è mai lo stesso)

Torniamo alla piazza da cui siamo partiti. Non c'era solo chi ha comprato "Chiedi chi erano i Beatles" nel 1984 e ci è tornato per nostalgia. C'erano ragazzi che probabilmente non sapevano nemmeno cosa fosse successo a Sanremo quell'anno, e che conoscono gli Stadio solo da "Un giorno mi dirai". Generazioni diverse, con aspettative diverse, che riconoscono la stessa cosa in tempi diversi. Non è un dettaglio folkloristico: è la prova più difficile da superare per qualsiasi organizzazione.

Un sistema di gestione attraversa, nel corso della sua vita, RSPP che cambiano, auditor che si alternano ogni ciclo di certificazione, clienti nuovi che arrivano senza conoscere la storia di chi li ha preceduti, dipendenti assunti dieci anni dopo chi ha scritto la prima procedura. Se il sistema regge solo perché una persona specifica lo tiene in piedi a memoria, non è maturo: è dipendente. 

Il vero indicatore di maturità è che un auditor alla sua prima visita e uno che segue l'azienda da vent'anni trovino, sostanzialmente, la stessa coerenza. Non identica, le organizzazioni cambiano, giustamente, ma riconoscibile. Come una canzone suonata oggi che, chi la conosce da quarant'anni, riconosce ancora come sua.

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Dal palco alla Direzione:
la maturità che non deve più dimostrare nulla

ISO 9001:2015, § 5.1 - Leadership e impegno. L'Alta Direzione deve dimostrare leadership e impegno rispetto al sistema di gestione per la qualità assumendosi la responsabilità della sua efficacia, integrandolo nei processi di business dell'organizzazione e promuovendolo attraverso l'esempio - non limitandosi ad autorizzarlo dall'esterno.

Qui arriva il cuore del discorso, ed è un discorso di leadership più che di procedure. La norma non chiede alla Direzione di sostenere il sistema di gestione da lontano: chiede che se ne assuma la responsabilità dell'efficacia, che lo integri nei processi reali, che lo promuova con l'esempio. Non è un ruolo di supervisione a distanza. È essere sul palco, non tra il pubblico.

Ho visto, e probabilmente lo hai visto anche tu, due tipi di Direzione davanti a un audit. La prima si prepara come si prepara un evento unico: slide aggiornate all'ultimo minuto, procedure spolverate per l'occasione, personale istruito su cosa dire e cosa non dire. Funziona, a volte. Ma è teatro, e il teatro richiede un pubblico nuovo ogni volta, altrimenti la finzione si vede.

La seconda Direzione non prepara nulla di specifico per l'audit, perché non ha nulla da nascondere e nulla da inventare: il sistema di gestione è il modo in cui lavora, tutti i giorni, con o senza qualcuno seduto in sala a valutare. L'auditor, in questo caso, non scopre niente di allestito apposta per lui. Osserva quello che c'è sempre. Ed è proprio in quei casi, rari, ma reali, che l'auditor o il cliente restano stupiti, un po' come il pubblico sotto il palco: non perché lo spettacolo sia costruito per stupirli, ma perché quello che vedono è vero.

Questa è la differenza tra conformità e maturità. Un sistema conforme supera l'audit. Un sistema maturo non ha bisogno di superarlo: lo attraversa, perché coincide con il modo in cui l'organizzazione già funziona.

I tre stadi della maturità (il gioco di parole è voluto)

1 
  Sistema da esibizione. Costruito per l'audit o per il cliente specifico, smontato subito dopo. Tipico delle organizzazioni alla prima certificazione: comprensibile, ma non sostenibile a lungo.
2 
  Sistema che regge, con tensione. Funziona, produce risultati, ma la Direzione vive l'audit come un esame da superare, non come la fotografia di una normalità. È lo stadio in cui restano bloccate molte organizzazioni per anni.
3 
  Sistema che è cultura. La Direzione lo pratica perché è il modo in cui pensa il lavoro, non perché qualcuno lo controlla. È lo stadio in cui il pubblico applaude senza che nessuno glielo abbia chiesto.

Nessuna di queste fasi è colpa di chi la vive: sono tappe di un percorso, non giudizi. Restare al primo o al secondo livello per scelta, però, e non perché ci si sta ancora arrivando, è l'occasione davvero persa: significa avere tutti gli strumenti per raggiungere il terzo stadio e continuare a suonare la stessa canzone di trent'anni fa nello stesso modo, sperando che basti.

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L'ultimo posto che nessuno ricorda

C'è un dettaglio che a Sanremo 1984 probabilmente nessuno ha notato, ed è forse il più importante di tutta questa storia: la sera in cui gli Stadio sono arrivati ultimi, sono comunque tornati sul palco la sera dopo, in un teatro qualunque, a suonare per un pubblico che magari non sapeva nemmeno del flop del festival. Il vero primo posto non lo hanno vinto nel 2016 davanti alle telecamere Rai. Lo vincono ogni volta che tornano su un palco, grande o piccolo, con o senza pubblico che li conosce, restando esattamente quello che sono.

Il certificato, l'audit superato, il cliente soddisfatto: sono fotografie di un momento. Il sistema di gestione maturo è quello che c'è anche il giorno dopo, quando le telecamere sono spente e nessuno sta guardando. Se la tua azienda esiste solo quando c'è un audit in corso, forse non hai ancora scritto la tua "Un giorno mi dirai". Hai solo provato a passare la selezione.

🎟️ BIS, SEMPRE

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