Il Lasciapassare A38: quando i bandi di gara diventano la Casa che Rende Folli delle certificazioni ISO
In cui un'azienda normale, munita di sola ISO 9001, scopre di dover attraversare sei sportelli pur di partecipare a una gara d'appalto
Sala riunioni, lunedì mattina, caffè ormai freddo nei bicchierini di plastica. Sul tavolo, un bando di gara appena scaricato dalla piattaforma degli appalti. Il responsabile qualità lo scorre, arriva alla sezione "requisiti di partecipazione", guarda il suo datore di lavoro e il loro viso cambia colore in tre secondi.
"Chiedono anche la ISO 22301. E la 55001. E la 30401. Aspetta, anche la 39001? Ma noi non abbiamo nemmeno un furgone." Alza lo sguardo, sconsolato. "E qui, guarda, c'è pure scritto ISO 30201:2026, pubblicata tre settimane fa, e la 42001 sull'intelligenza artificiale. Ma noi l'IA la usiamo per scrivere le e-mail, mica per pilotare droni."
È il refrain di un'epoca. E come ogni refrain che si rispetti, ha un cugino stretto, pronunciato con lo stesso tono rassegnato da chi guarda il mondo cambiare senza aver chiesto il permesso: "Eh signora mia, qui una volta era tutta campagna." Con l'aggravante, in questo caso, geopolitica: "Tanto in Europa ci preoccupiamo di tutto, poi nel resto del mondo fanno quello che vogliono."
Frasi vere, sentite, comprensibili. E infatti non sono l'oggetto di questo articolo: lo è invece quello che ci sta dietro, ovvero il rischio concreto che, rincorrendo l'ennesima norma, un'azienda perda di vista perché le norme esistono. E qui entra in scena un vecchio amico che la burocrazia l'ha attraversata prima di chiunque altro, uscendone vivo solo a forza di ostinazione metodica.
🏛️ Benvenuti nella Casa che Rende Folli
Nel 1976, ne "Le dodici fatiche di Asterix", il piccolo gallo e il suo inseparabile socio Obelix ricevono una missione che, a differenza dei combattimenti coi romani, non si vince a suon di pozione magica: ottenere il Lasciapassare A38 dalla Casa che Rende Folli. Un edificio dove ogni sportello rimanda a un altro sportello, ogni modulo ne richiede un secondo che a sua volta ne richiede un terzo, e i funzionari, cortesissimi per carità, hanno perfezionato l'arte di far girare il richiedente in tondo fino all'esaurimento nervoso.
È una delle scene più citate della cultura pop europea sul tema della burocrazia, ed è tornata utile ogni volta che qualcuno ha dovuto affrontare un ente pubblico particolarmente creativo nell'inventarsi passaggi. Oggi torna utile anche qui, perché la sala riunioni della nostra azienda immaginaria assomiglia sempre di più a quell'edificio: un percorso a ostacoli fatto di sportelli, ciascuno presidiato da una norma diversa, ciascuno convinto, spesso a ragione, di occuparsi di qualcosa di serio e necessario.
Seguiamo dunque l'azienda, novella coppia di Asterix e Obelix di responsabili di sistemi di gestione, attraverso sei sportelli. Ogni sportello ha il suo colore, il suo funzionario e, come nella migliore tradizione della Casa che Rende Folli, la sua nota a margine scritta a matita sul modulo.
Se non avete mai visto il cartone ecco uno stralcio:
🔄 Sportello 1
ISO 22301, la continuità che non torna mai indietro
Il primo sportello chiede: cosa fai quando succede il disastro? Un incendio, un attacco informatico, un blackout del principale fornitore, una pandemia che ti ricorda che il mondo, di tanto in tanto, si ferma davvero. La ISO 22301 non promette di evitare il disastro, nessuna norma può farlo, ma pretende che tu abbia un piano scritto, testato e aggiornato per continuare a esistere mentre il disastro accade. È la norma del "e se domani...", ed è forse quella con il rapporto più diretto tra sforzo e utilità reale, perché il giorno in cui serve, serve davvero.
⚙️ Sportello 2
ISO 55001, quando anche il muletto ha un ciclo di vita
Al secondo sportello, il funzionario chiede conto di ogni bene fisico e immateriale dell'organizzazione: impianti, macchinari, flotte, infrastrutture, e del modo in cui ne viene pianificato, manutenuto e infine dismesso il ciclo di vita. La ISO 55001 nasce per aziende con parchi asset complessi, reti energetiche, infrastrutture, trasporti, dove un guasto non pianificato non è un fastidio ma una voragine di costi. Per una piccola impresa di servizi, chiedere questa certificazione in un bando è un po' come chiedere il patentino nautico per attraversare un fossato: la logica normativa c'è, la proporzione a volte si perde per strada.
📚 Sportello 3
ISO 30401, la memoria che se ne va con chi si licenzia
Il terzo sportello tocca un nervo che ogni organizzazione conosce anche senza averlo mai formalizzato: quanta conoscenza critica esiste solo nella testa di una persona, e cosa succede il giorno in cui quella persona va in pensione, cambia lavoro o semplicemente si dimentica di scrivere la procedura che ha sempre applicato a memoria. La ISO 30401:2018 chiede di trasformare il sapere tacito in patrimonio condiviso e tracciabile. È una delle norme meno pubblicizzate e più sensate del gruppo, perché il problema che affronta, la conoscenza che se ne va in silenzio, è reale in nove aziende su dieci, indipendentemente dal settore.
🚗 Sportello 4
ISO 39001, la norma del furgone che non abbiamo
Il quarto sportello è quello che strappa la battuta citata in apertura. La ISO 39001:2012 riguarda organizzazioni la cui attività comporta un impatto reale sulla sicurezza stradale: aziende di logistica, corrieri, flotte aziendali numerose, chiunque metta sistematicamente dipendenti alla guida per lavoro. Per un'impresa di consulenza con due auto aziendali usate una volta al mese, la richiesta in un bando è quasi certamente sproporzionata rispetto al rischio reale ma capita, ed è uno dei casi in cui vale la pena chiedersi se la norma citata sia un requisito di ammissione o un criterio premiante, prima di disperarsi.
👥 Sportello 5
ISO 30201:2026, la matricola della famiglia
Il quinto sportello è appena stato inaugurato: la ISO 30201:2026, pubblicata a giugno di quest'anno, porta la struttura Plan-Do-Check-Act nella gestione delle persone, dall'attrazione dei talenti allo sviluppo, fino all'impiego coerente con gli obiettivi strategici dell'organizzazione. Fino a ieri bastava dire "abbiamo un buon ufficio del personale". Da oggi, chi vuole competere su certi bandi dovrà dimostrare che quel buon ufficio del personale è anche un sistema di gestione certificabile, auditabile, migliorabile con evidenze oggettive. Il salto concettuale è lo stesso già visto vent'anni fa per la qualità e la sicurezza informatica: non basta più avere bravi professionisti, serve un sistema che lo dimostri.
🤖 Sportello 6
ISO/IEC 42001, il sistema che governa il sistema
L'ultimo sportello, pubblicato nel dicembre 2023, è già il più citato nei bandi più recenti. La ISO/IEC 42001 chiede alle organizzazioni che sviluppano o utilizzano sistemi di intelligenza artificiale di governarne il ciclo di vita: rischio, trasparenza, impatto sulle persone, monitoraggio continuo. Qui la frase "noi l'IA la usiamo per scrivere le e-mail" coglie un punto vero: la norma nasce per chi sviluppa o integra sistemi di IA in modo strutturale nei propri processi decisionali, non per chi usa un assistente di scrittura come lo si userebbe per il correttore ortografico. Anche qui, prima di sentirsi sopraffatti, vale la pena leggere bene lo scopo del campo di applicazione richiesto dal bando.
🧭 Perché continuano a inventarne?
Il paradosso del vero fine
La nostalgia della "certificazione qualità e basta" non è del tutto ingiustificata, ma va contestualizzata. La logica dei sistemi di gestione nasce negli anni Ottanta principalmente per garantire la qualità nelle forniture industriali e militari, e per decenni è rimasta confinata a quel perimetro. Quello che è cambiato non è la logica, dimostrare con metodo, non a parole, che un processo è sotto controllo, ma il numero di ambiti in cui quella logica viene ora richiesta: continuità operativa, asset, conoscenza, sicurezza stradale, risorse umane, intelligenza artificiale. Ognuna di queste norme, presa singolarmente, risponde a un rischio reale che qualche organizzazione, da qualche parte, ha pagato caro non aver gestito.
Il problema non è quindi la singola norma, ma tre dinamiche che si sommano.
La prima è la crescente complessità del mondo in cui le aziende operano: filiere globali, dipendenza digitale, rischio reputazionale immediato grazie ai social, sistemi di intelligenza artificiale che decidono cose che un tempo decideva una persona con margini di responsabilità chiari.
La seconda è lo spostamento del rischio dagli enti appaltanti ai fornitori: chiedere una certificazione in un bando è, per la stazione appaltante, un modo economico di trasferire a monte la responsabilità di verificare che il fornitore sappia gestire un certo rischio, senza doverlo verificare essa stessa caso per caso.
La terza, meno nobile ma altrettanto reale, è l'inerzia burocratica: una volta che una norma esiste ed è certificabile, diventa comodo citarla in un capitolato, a prescindere dal fatto che sia proporzionata all'oggetto dell'appalto.
Qui si annida il vero rischio di cui parlavamo in apertura: che un'organizzazione, rincorrendo lo sportello di turno, finisca per trattare la certificazione come il traguardo, e non come lo strumento.
Un sistema di gestione serve a far funzionare meglio l'azienda; se l'azienda inizia a esistere per far funzionare il sistema di gestione, qualcosa si è capovolto. È la differenza fra chi passa l'audit perché il sistema vive tutti i giorni, e chi lo passa perché ha aggiornato i documenti la settimana prima, entrambi ottengono il certificato, solo uno dei due ne trae davvero beneficio.
🌍 "Tanto nel resto del mondo fanno quello che vogliono"
Questa è la frase che merita una precisazione, perché la percezione diffusa, l'Europa normativizza tutto, altrove si corre senza freni, racconta solo una parte della realtà. È vero che l'approccio europeo tende a privilegiare regole vincolanti e certificabili prima ancora che i rischi si manifestino su larga scala, mentre altri contesti regolatori si muovono spesso con strumenti più volontari o settoriali. Ma non è corretto dire che altrove non esistano cornici di riferimento: negli Stati Uniti esistono framework di gestione del rischio come il NIST AI Risk Management Framework, la Cina ha proprie normative specifiche sull'intelligenza artificiale generativa, e diversi altri paesi stanno sviluppando approcci propri, semplicemente con logiche e tempistiche differenti da quella europea.
Il punto, per un'azienda che deve partecipare a un bando domani mattina, non è stabilire quale approccio regolatorio sia più giusto in assoluto, discussione legittima, ma che appartiene ad altra sede. Il punto operativo è che la cornice europea è quella dentro cui ci si muove, ed è quindi quella cornice, con i suoi pregi e i suoi eccessi, che va imparata a maneggiare con metodo invece che subita con rassegnazione.
🗝️ Come attraversare gli sportelli
senza perdere la testa
Qualche indicazione concreta, prima della chiusura:
- Distingui requisito di ammissione da criterio premiante. Molti bandi citano queste norme come punteggio tecnico aggiuntivo, non come condizione per partecipare. Leggere il capitolato fino in fondo, prima di disperarsi, evita metà dell'affanno.
- Sfrutta la struttura comune ai sistemi di gestione (High Level Structure). ISO 9001, 14001, 45001, 22301, 55001, 30401 e molte altre condividono un'impalcatura comune: contesto, leadership, pianificazione, supporto, attività operative, valutazione delle prestazioni, miglioramento. Integrare due o tre sistemi costa molto meno che costruirli separati.
- Valuta il rischio reale, non la lista del bando. Se il tuo core business non prevede una flotta veicoli rilevante, la ISO 39001 probabilmente non è una priorità, a prescindere da quante volte compaia nei capitolati che leggi.
- Evita il collezionismo di certificati. Un sistema di gestione che vive solo nei tre giorni prima dell'audit non protegge l'organizzazione da nulla: protegge solo la partecipazione al bando, che è un obiettivo molto più piccolo di quello per cui la norma è stata scritta.
🏛️ L'uscita dalla Casa che Rende Folli
Nel film, Asterix e Obelix non escono dalla Casa che Rende Folli seguendo correttamente la procedura, ma capovolgendola: dopo essere stati rimbalzati da uno sportello all'altro senza mai ottenere nulla, Asterix chiede ai funzionari un fantomatico lasciapassare A-39, che non esiste. È la mossa che manda in corto circuito l'intero edificio: i burocrati, pur di non ammettere di non sapere cosa sia l'A-39, si mettono a cercare circolari inesistenti e a rimbalzarsi la domanda da uno sportello all'altro, finché il prefetto stesso, travolto dalla confusione generale, consegna loro, quasi per errore, il vero lasciapassare A-38. È una delle scene più intelligenti della storia del cinema d'animazione europeo, perché non vince chi urla più forte, ma chi capisce le regole del sistema meglio del sistema stesso. Ed è anche, va detto con onestà, una scorciatoia narrativa che nessuna azienda reale può permettersi.
Le organizzazioni vere non hanno un documento fantasma da inventare per scardinare la burocrazia. Devono attraversare gli sportelli uno per uno, con metodo, capendo quali sono davvero necessari per il proprio rischio e quali sono ornamenti di un bando particolarmente ambizioso. La differenza fra Asterix e un responsabile qualità è che al primo basta il lampo di genio di un fumetto; al secondo serve la competenza della realtà, applicata giorno dopo giorno, e nessuna pozione magica gliela regala.
Alla fine, ognuno esce con il proprio lasciapassare A38, che sia una pergamena disegnata da Uderzo o un certificato accreditato con tanto di logo dell'ente. Ma vale la pena ricordarsi, ogni tanto, in mezzo agli sportelli, a cosa dovrebbe servire quel lasciapassare una volta ottenuto: non a prendere polvere in una cornice appesa in reception, ma a far funzionare davvero l'organizzazione. Il giorno in cui smettiamo di chiedercelo, saremo diventati anche noi funzionari della Casa che Rende Folli solo dall'altra parte dello sportello.
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