Totò, Peppino e la... Certificazione

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Totò, Peppino e la... Certificazione

Ovvero: come scrivere un Manuale Qualità con carta, calamaio e penna
e spedirlo all'Ente di Certificazione (la Malafemmina)

«Signorina… veniamo noi con questa mia addirvi… che scusate se sono poche, ma settecentomila lire per la certificazione a noi ci fanno specie.»

— Antonio Caponi, dettando la lettera più famosa del cinema italiano

C'è un momento nella storia del cinema italiano che racchiude, con precisione chirurgica, tutto ciò che può andare storto quando un'organizzazione decide di certificarsi senza avere la più pallida idea di cosa stia facendo. Quel momento è la scena della lettera in Totò, Peppino e la... malafemmina (1956).

Pensateci. Un committente che ha fretta e detta requisiti senza ascoltare. Un esecutore che suda, non capisce, ma scrive lo stesso. Un documento finale illeggibile, pieno di errori, scritto su un unico foglio con le ultime righe ammassate una sull'altra perché nessuno ha pensato alla pianificazione. E il destinatario, la Malafemmina, che quando lo riceve, scoppia a ridere.

Se sostituite "la signorina" con "l'Ente di Certificazione", avete appena descritto il 40% degli audit di prima certificazione a cui ho assistito nella mia carriera.

I protagonisti: casting perfetto per un disastro perfetto

🎩 Totò — Antonio Caponi

L'IMPRENDITORE / L'ALTA DIREZIONE

Comanda, detta, ha fretta. Non scrive lui, per carità, ma sa esattamente quello che vuole. O almeno crede. Dice "signorina" e si stupisce che Peppino cerchi una signorina nella stanza. Non ha mai letto un punto della ISO 9001 in vita sua, ma è convinto di saperne più del consulente. Il suo mantra: «Noio vulem certiifcar...»

✍️ Peppino — Peppino De Filippo

IL CONSULENTE / RESPONSABILE QUALITÀ

Suda, annuisce, scrive. Non osa contraddire il committente nemmeno quando il testo non ha senso. Trasforma "a dirvi" in "addirvi" perché così ha detto il capo. Scrive "carta, calamaio e penna" anche nella lettera perché ormai ha perso il filo tra istruzioni operative e contenuto. Il suo manuale qualità avrà le stesse caratteristiche della famosa lettera: incomprensibile, senza struttura, e con le ultime procedure scritte in corpo 4 perché lo spazio è finito.

💌 Marisa — La Malafemmina

L'ENTE DI CERTIFICAZIONE

Riceve la lettera. La legge. Ride. Non per cattiveria, ma perché è genuinamente incredula che qualcuno possa presentarsi così. Eppure, dentro quella lettera assurda c'è un'intenzione reale: i fratelli Caponi vogliono davvero risolvere la situazione. Proprio come tante organizzazioni che vogliono davvero certificarsi, ma si presentano con documentazione che fa piangere.

SCENA I - «Carta, calamaio e penna»: la fase di pianificazione

Tutto comincia come ogni progetto di certificazione: con una decisione improvvisa dell'Alta Direzione e un consulente convocato d'urgenza.

📍 Ufficio dell'imprenditore — Interno giorno

TOTÒ (Alta Direzione): Giovanotto... carta, calamaio e penna, su avanti, scriviamo! Dunque, hai scritto?

PEPPINO (Consulente): (si siede, si asciuga il sudore) Un momento!

TOTÒ: Comincia, su!

PEPPINO: (infastidito) Carta, calamaio e penna... la carta...

TOTÒ: Ooooo!

Ecco il primo, classico errore. Il consulente non ha ancora capito cosa deve scrivere, ma il committente vuole già il documento finito. Non c'è stata un'analisi del contesto (§ 4.1), non c'è stata un'identificazione delle parti interessate (§ 4.2), e il campo di applicazione (§ 4.3) è talmente vago che Peppino scrive "carta, calamaio e penna" anche nel corpo della lettera, confondendo gli strumenti con il contenuto.

📘 Riferimento normativo — ISO 9001:2015

§ 4.1 — Comprendere l'organizzazione e il suo contesto: L'organizzazione deve determinare i fattori esterni e interni pertinenti alle sue finalità e alla sua direzione strategica.

I fratelli Caponi non hanno determinato nulla. Non sanno nemmeno l'indirizzo della Malafemmina. Si presentano a Milano vestiti da cosacchi. Il contesto organizzativo è un concetto che li sovrasta come la nebbia padana.

SCENA II - «Signorina... signorina...»: l'intestazione del Manuale

📍 La stesura del manuale qualità — ovvero, la dettatura

TOTÒ: Signorina... signorina...

PEPPINO: (girandosi a guardare) Dove sta?

TOTÒ: Chi?

PEPPINO: La signorina!

TOTÒ: Quale signorina!?

PEPPINO: Hai detto signorina?

TOTÒ: È l'intestazione autonoma, della lettera!

Quante volte un Responsabile Qualità ha scritto "Politica per la Qualità" in cima a un documento senza sapere che è l'intestazione non un'invocazione mistica. Quante volte ha confuso la struttura del documento con il contenuto. Peppino sente "signorina" e cerca una persona fisica. Esattamente come quel consulente che, leggendo "informazioni documentate" al § 7.5, stampa tutto quello che trova in azienda e lo mette in un faldone etichettato "QUALITÀ" con il pennarello.

E poi c'è il colpo di genio involontario: Peppino cambia foglio dopo aver scritto "signorina". Totò, incredulo: «Non era buona quella signorina lì?» Traduzione nel mondo della qualità: il consulente butta via la prima bozza del manuale perché ha sbagliato il font. Il contenuto era identico, ma il Comic Sans non era adatto.

🔴 Anti-pattern da audit reale

Il Manuale Estetico: Organizzazioni che investono settimane nella grafica del manuale qualità e zero ore nell'analisi dei processi. Il documento è bellissimo. Il contenuto è una raccolta di frasi copiate da internet. L'auditor apre la prima pagina, vede un organigramma con foto professionali dei dipendenti, e sa già come andrà a finire.

SCENA III - «Addirvi... una parola!»: il linguaggio del Manuale

📍 La questione terminologica

TOTÒ: Veniamo noi con questa mia addirvi...

PEPPINO: A dirvi.

TOTÒ: Addirvi. Una parola! (con la mano indica che è una parola sola)

Totò insiste: "addirvi" è una parola sola. Non importa che non esista. Lui l'ha detto, quindi è così. Peppino, che forse ha un vago dubbio, si arrende immediatamente.

Questo è il momento esatto in cui nasce ogni manuale qualità scritto male. L'imprenditore detta un concetto usando il suo linguaggio ("noi qui facciamo le cose bene, scrivi così"), il consulente sa che quella formulazione non regge in sede di audit, ma non ha il coraggio, o l'autorità, di correggerlo. E così nel manuale finisce scritto "l'azienda garantisce la soddisfazione totale del cliente in ogni circostanza", che è l'equivalente normativo di "addirvi": suona importante, non vuol dire nulla, e in audit ti crolla addosso.

📘 Riferimento normativo — ISO 9001:2015

§ 5.2.1 — Stabilire la politica per la qualità: L'alta direzione deve stabilire, attuare e mantenere una politica per la qualità che sia appropriata alle finalità e al contesto dell'organizzazione, che fornisca un quadro di riferimento per fissare gli obiettivi per la qualità, e che includa un impegno a soddisfare i requisiti applicabili e al miglioramento continuo.

«Addirvi» non soddisfa nessuno di questi requisiti. Ma è una parola sola, e Totò ne è fierissimo.

SCENA IV — «Scusate se sono poche, ma 700 mila lire»: il budget della certificazione

📍 La questione delle risorse

TOTÒ: ...che scusate se sono poche ma settecentomila lire a noi ci fanno specie...

PEPPINO: (scrive, sudando)

TOTÒ: ...che quest'anno c'è stata una grande moria delle vacche, come voi ben sapete.

Ecco il momento "risorse" della certificazione. L'imprenditore vuole il certificato, ma il budget è quello che è. E le giustificazioni sono sempre creative. «C'è stata la crisi.» «Il settore è in difficoltà.» «Quest'anno c'è stata una grande moria delle vacche.»

Il risultato è che il consulente viene pagato il minimo sindacale, l'ente di certificazione riceve un manuale scritto in tre giorni, e l'azienda si presenta all'audit con la stessa preparazione dei fratelli Caponi a Milano: entusiasta, totalmente inadeguata, e vestita in modo inappropriato.

📘 Riferimento normativo — ISO 9001:2015

§ 7.1 - Risorse: L'organizzazione deve determinare e mettere a disposizione le risorse necessarie per l'istituzione, l'attuazione, il mantenimento e il miglioramento continuo del sistema di gestione per la qualità.

§ 7.1.6 - Conoscenza organizzativa: L'organizzazione deve determinare le conoscenze necessarie per il funzionamento dei suoi processi e per conseguire la conformità dei prodotti e dei servizi.

Totò mette a disposizione 700.000 lire e le conoscenze organizzative di due proprietari terrieri campani. L'Ente di Certificazione, la Malafemmina, ha tutto il diritto di ridere.

SCENA V - «Apri una parente... chiudila!»: la gestione documentale

📍 Il controllo dei documenti

TOTÒ: Salutandovi indistintamente, i fratelli Caponi che siamo noi... apri una parente!

PEPPINO: (scrive)

TOTÒ: Dici che siamo noi, i fratelli Caponi.

PEPPINO: Caponi.

TOTÒ: Hai aperto la parente? Chiudila!

«Apri una parente. Chiudila!» In questa singola battuta c'è tutta la tragedia della gestione documentale nelle PMI italiane.

La parentesi diventa "parente" e in effetti, in molte aziende, i documenti del sistema qualità sono parenti: si assomigliano tutti, nessuno sa chi è il più aggiornato, e a Natale si ritrovano tutti ammassati nello stesso server. "Indistintamente" al posto di "distintamente" è il colpo finale: i fratelli Caponi salutano l'ente senza alcuna distinzione, esattamente come quelle organizzazioni che trattano non conformità maggiori e osservazioni con la stessa indifferenza.

📘 Riferimento normativo — ISO 9001:2015

§ 7.5.2 - Creazione e aggiornamento: Nel creare e aggiornare le informazioni documentate, l'organizzazione deve assicurare un'appropriata identificazione e descrizione (per esempio titolo, data, autore, numero di riferimento), un appropriato formato e un appropriato supporto.

§ 7.5.3 - Controllo delle informazioni documentate: Le informazioni documentate devono essere controllate per assicurarne la disponibilità e l'idoneità all'uso, dove e quando necessario, e che siano adeguatamente protette.

La lettera dei fratelli Caponi non ha data (Totò chiede "in data odierna?" alla fine, quasi come un ripensamento), non ha numero di protocollo, l'autore è incerto (firmata "i fratelli Caponi che siamo noi", dentro una parente), e il formato è un unico foglio con le ultime righe sovrapposte perché Peppino non ha previsto lo spazio. È la non conformità perfetta.

SCENA VI - Il Manuale Qualità: la lettera alla Malafemmina

E adesso, il momento che stavate aspettando. Come sarebbe il Manuale Qualità se fosse stato scritto dai fratelli Caponi?

📜 Manuale del Sistema di Gestione per la Qualità — Rev. 00 (e ultima)

Signorina [intestazione autonoma]

Veniamo noi con questa mia addirvi che la nostra organizzazione, la Caponi S.r.l. la Caponi & Fratelli S.n.c. [nota: la ragione sociale è stata corretta a penna] che scusate se sono poche ma le risorse che abbiamo a noi ci fanno specie, che quest'anno c'è stata una grande moria delle vacche come l'auditor ben sa, ha deciso di implementare un Sistema di Gestione per la Qualità conformemente alla norma ISO 9001:2015 2008 [corretto con bianchetto].

Il campo di applicazione è la produzione di quello che facciamo noi prodotti agricoli e attività connesse, che gli zii che siamo noi medesimi di persona vi mandano questo perché il cliente è studente che studia e si deve prendere una soddisfazione.

La politica per la qualità è che dobbiamo tenere la testa al solito posto, cioè sul collo. Punto, punto e virgola, un punto e un punto e virgola.

Gli obiettivi misurabili sono: essere i migliori; fare le cose bene; non fare le cose male. [gli indicatori sono in fase di definizione dal 2019]

Le parti interessate sono: noi (i fratelli Caponi); il nipote che studia; la Malafemmina (l'Ente di Certificazione); Mezzacapa (il concorrente); e la nebbia di Milano (fattore esterno).

Le azioni per affrontare rischi e opportunità sono che voi dovete lasciare nostro nipote e se no sono affari vostri, perché qui noi dai dispiaceri che avreta non se ne parla neanche.

Salutandovi Indistintamente
I Fratelli Caponi che siamo noi
(apri una parente) che siamo noi (chiudila)
In data odierna

[Nota dell'auditor: le ultime tre procedure operative — gestione delle non conformità, audit interni e riesame della direzione — sono scritte tutte sulla stessa riga in corpo 4 perché il Responsabile Qualità ha finito lo spazio sul foglio. Esattamente come Peppino.]

SCENA VII - L'audit: la Malafemmina legge la lettera

📍 Stage 2 Audit - Sala riunioni della Caponi S.n.c.

AUDITOR (leggendo il Manuale, pausa lunghissima): ...Signor Caponi, mi spieghi una cosa. Nel vostro campo di applicazione c'è scritto che il cliente "è studente che studia e si deve prendere una soddisfazione". Cosa intendete?

TOTÒ: È chiaro, no? Il cliente deve essere soddisfatto. Soddisfazione del cliente. Ce l'ha anche la norma!

AUDITOR: Sì, ma la norma al punto 9.1.2 chiede di monitorare la percezione del cliente sul grado in cui le sue esigenze e aspettative sono state soddisfatte. Voi come la monitorate?

PEPPINO: (asciugandosi il sudore) Noi... abbiamo il questionario.

AUDITOR: Lo posso vedere?

PEPPINO: ...È in fase di definizione.

AUDITOR: Dal 2019.

PEPPINO: C'è stata la moria delle vacche.

📍 L'audit prosegue - Gli obiettivi

AUDITOR: Passiamo agli obiettivi per la qualità. Nel vostro documento leggo: "essere i migliori, fare le cose bene, non fare le cose male". Potete mostrarmi gli indicatori di monitoraggio?

TOTÒ: E che ci vuole? Se facciamo le cose bene, va bene. Se le facciamo male, va male. Che indicatore vuole?

AUDITOR: La norma al punto 6.2.1 richiede che gli obiettivi siano misurabili, monitorati, comunicati, aggiornati e coerenti con la politica per la qualità.

TOTÒ: Ma chi è che dice che non sono misurabili? "Essere i migliori", o lo sei o non lo sei. Ecco la misura! Zero o uno. Digitale!

PEPPINO: (annuendo freneticamente) Digitale! Siamo digitalizzati!

AUDITOR: (scrive nel rapporto di audit) Non conformità maggiore. Un'altra.

SCENA VIII - La chiusura dell'audit: «Vuoi aggiungere qualcosa?»

📍 Riunione di chiusura

AUDITOR: Signori, ho completato la verifica. Devo comunicarvi che sono state rilevate 7 non conformità maggiori e 12 minori. Non è possibile raccomandare la certificazione in questa fase.

TOTÒ: (a Peppino) Vuoi aggiungere qualcosa?

PEPPINO: Io, insomma, senza nulla a pretendere, non c'è bisogno...

TOTÒ: In data odierna?

PEPPINO: Eh, ma poi?

TOTÒ: Ma no, va bene, si capisce.

PEPPINO: Sì, sì, si capisce.

AUDITOR: (chiude la cartella) No, signori. Non si capisce per niente.

Il rapporto di audit: le non conformità dei fratelli Caponi

NC #Requisito ISO 9001:2015EvidenzaSeverità
NC-01§ 4.1 — Contesto dell'organizzazioneAnalisi SWOT assente. L'unico fattore esterno identificato è "la nebbia di Milano"MAGGIORE
NC-02§ 4.2 — Parti interessateLe parti interessate includono "Mezzacapa (il concorrente)" senza analisi di esigenze e aspettative. L'esigenza del concorrente è indicata come "farci i dispetti"MINORE
NC-03§ 5.2 — Politica per la qualitàLa politica recita: "Dobbiamo tenere la testa al solito posto, cioè sul collo." Non contiene impegni al miglioramento continuo né alla soddisfazione dei requisiti applicabiliMAGGIORE
NC-04§ 6.2 — Obiettivi per la qualitàGli obiettivi "essere i migliori" e "fare le cose bene" non sono misurabili, non hanno scadenze, responsabili né piani d'azioneMAGGIORE
NC-05§ 7.1 — RisorseIl budget dichiarato è "settecentomila lire, scusate se sono poche". Non è stata fatta analisi dei fabbisogni di risorse. La moria delle vacche è citata come giustificazioneMAGGIORE
NC-06§ 7.5 — Informazioni documentateIl Manuale Qualità è scritto su un unico foglio. Le ultime tre procedure sono illeggibili. La ragione sociale è corretta a penna. L'edizione della norma è corretta con bianchettoMAGGIORE
NC-07§ 9.1.2 — Soddisfazione del clienteIl questionario di soddisfazione è "in fase di definizione" dal 2019. Nessun dato disponibile. Il Responsabile Qualità cita la moria delle vacche come causaMAGGIORE

La morale: cosa ci insegnano i fratelli Caponi

La cosa straordinaria della scena della lettera è che Totò e Peppino non sono in malafede. Sono sinceri, impegnati, e vogliono davvero raggiungere l'obiettivo. Il problema è che non hanno metodo, non hanno competenze, e soprattutto hanno una fretta disperata che impedisce qualsiasi riflessione.

Suona familiare?

🟢 Lezioni dalla lettera alla Malafemmina

1. La fretta dell'Alta Direzione non è leadership. Totò detta senza pensare. Volere il certificato "per ieri" non è impegno — è ansia. La ISO 9001:2015 al § 5.1 chiede leadership e impegno, non urgenza e pressione.

2. Un consulente che non osa correggere il committente non è un consulente. Peppino suda, annuisce, e scrive "addirvi" come parola unica perché Totò ha detto così. Se il tuo consulente non ti contraddice mai, non hai un consulente  hai uno scrivano.

3. Un documento incomprensibile non diventa comprensibile perché ci metti la firma. I fratelli Caponi firmano la lettera con convinzione. Il manuale è illeggibile? Non importa, l'abbiamo firmato. La firma non sana l'incompetenza.

4. "C'è stata la moria delle vacche" non è un'azione correttiva. Ogni volta che in un audit sento "non abbiamo potuto perché..." senza un piano di recupero, penso a Totò che spiega la scarsità delle risorse con la moria delle vacche. Le cause esterne esistono. Le scuse anche. La differenza è cosa fai dopo.

5. La Malafemmina ride, ma è professionale. Marisa legge la lettera e ride, ma non per disprezzo. L'Ente di Certificazione non è il nemico. Se l'auditor trova non conformità, non è perché vi odia. È perché il vostro manuale è scritto come la lettera dei fratelli Caponi. E voi, in cuor vostro, lo sapete.

Epilogo: «Sì, sì, si capisce»

Alla fine della scena, Totò e Peppino lasciano la lettera e il pacchetto con i soldi nel camerino di Marisa, convinti di aver risolto tutto. Se ne vanno soddisfatti. La lettera parla da sola.

E in effetti parla. Ma non dice quello che loro pensano.

Nella certificazione succede la stessa cosa. L'organizzazione consegna il manuale all'ente, convinta che il lavoro sia fatto. "Si capisce", dice l'imprenditore. "Si capisce", conferma il consulente. E l'auditor, aprendo il documento, si prepara a una giornata molto, molto lunga.

Il capolavoro di Totò e Peppino non è la lettera in sé. È la convinzione assoluta che quella lettera sia perfetta. Ed è esattamente la stessa convinzione con cui troppe organizzazioni si presentano all'audit di certificazione.

La differenza? Nel film, Marisa alla fine si commuove per la sincerità dei fratelli Caponi e tutto finisce bene. Nella vita reale, l'ente di certificazione non si commuove. Ti manda il rapporto con le non conformità maggiori.

E la moria delle vacche non è un'attenuante.

🎬 Il parallelo definitivo

Nel film: Totò detta. Peppino scrive. Marisa ride. Ma alla fine, l'intenzione sincera prevale e tutto si risolve con un matrimonio.

Nella certificazione: L'imprenditore detta. Il consulente scrive. L'auditor... non ride. E non c'è nessun matrimonio. C'è solo un follow-up audit tra 90 giorni e un conto da pagare.

A meno che, stavolta, non decidiate di scrivere la lettera con metodo, competenza e un po' di tempo in più. Perché il certificato, come la laura di cui parla Totò, lo devi mettere al solito posto. Cioè sul collo. Cioè dove serve davvero.

Riferimenti normativi citati

§ ISO 9001:2015 — § 4.1 Comprendere l'organizzazione e il suo contesto

§ ISO 9001:2015 — § 4.2 Comprendere le esigenze e le aspettative delle parti interessate

§ ISO 9001:2015 — § 4.3 Determinare il campo di applicazione del SGQ

§ ISO 9001:2015 — § 5.1 Leadership e impegno

§ ISO 9001:2015 — § 5.2.1 Stabilire la politica per la qualità

§ ISO 9001:2015 — § 6.2.1 Obiettivi per la qualità

§ ISO 9001:2015 — § 7.1 Risorse / § 7.1.6 Conoscenza organizzativa

§ ISO 9001:2015 — § 7.5.2 Creazione e aggiornamento informazioni documentate

§ ISO 9001:2015 — § 7.5.3 Controllo delle informazioni documentate

§ ISO 9001:2015 — § 9.1.2 Soddisfazione del cliente

Riferimento cinematografico

Totò, Peppino e la... malafemmina (1956), regia di Camillo Mastrocinque. Con Antonio De Curtis (Totò), Peppino De Filippo, Teddy Reno, Dorian Gray. La scena della lettera, secondo la testimonianza di Teddy Reno confermata da Ettore Scola, fu in larga parte improvvisata durante le riprese.

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