Gli obiettivi di sistema: «Ma dove sta scritto che li dobbiamo fare?»

 Serie — Ma dove sta scritto?! · Episodio 1

ISO 9001:2015 · ISO 14001:2015 · ISO 45001:2018 — §6.2 · Tre norme, un requisito, mille scuse.


✦ Benvenuti nella nuova rubrica

«Ma dove sta scritto?!»
La rubrica che risponde alla domanda con la norma in mano.

Ogni consulente di sistemi di gestione ha il suo archivio mentale di frasi memorabili. Non quelle dei libri di management. Quelle vere — pronunciate in sala riunioni, durante i gap analysis, nei corridoi prima degli audit. Frasi che, col tempo, smettono di sorprenderti e cominciano a farti sorridere.

Questa rubrica nasce da lì. Da anni di incontri con organizzazioni che implementano sistemi di gestione — ISO 9001, 14001, 45001, 37001, SA8000, e tutto il resto dell'alfabeto normativo — e che, di fronte a certi requisiti, tirano fuori con una certa regolarità la stessa domanda: «Ma dove sta scritto?»

Non è una domanda stupida. Anzi, è una domanda legittima — e merita una risposta precisa, con tanto di paragrafo, comma e lettera. Questo faremo qui: rispondere. Con la norma in mano, un tono che speriamo non vi faccia addormentare, e quella dose di ironia che chi vive questi sistemi sul campo riconosce immediatamente come l'unico antidoto alla frustrazione professionale.

Cosa troverete in questa rubrica
  • Un requisito normativo preciso per episodio — nessuna vaghezza, nessun «dipende».
  • Le scuse più creative che abbiamo incontrato sul campo — con la risposta che meritano.
  • Il testo della norma citato per quello che è: un obbligo, non un suggerimento.
  • Qualche nota ironica su come certe cose funzionino esattamente al contrario di come tutti pensano.
Cosa NON troverete
  • Riassunti delle norme che potete leggere direttamente sul sito UNI.
  • Elenchi di bullet point travestiti da articoli.
  • La frase «è fondamentale adottare un approccio sistemico» senza che nessuno spieghi cosa significhi.
  • Rispetto reverenziale per chi dice «lo abbiamo sempre fatto così».


C'è una frase che noi consulenti e responsabili di sistemi di gestione conosciamo a memoria. Non perché l'abbiamo studiata. Perché l'abbiamo vissuta — in riunioni, in call, in corridoi aziendali, in quelle pause caffè dove si decide il destino di un intero sistema di gestione prima ancora che l'auditor parcheggi in cortile.

La frase è questa: «Ma dove sta scritto che li dobbiamo fare?»

Parliamo degli obiettivi. Quelli misurabili. Quelli con i numeri, i responsabili, le scadenze. Quelli che richiedono un momento di onestà aziendale che, ammettiamolo, fa sempre un po' paura.

Ora, noi capiamo perfettamente questa reazione. Davvero. Un'organizzazione che funziona ha mille cose da fare, e mettere per iscritto degli obiettivi misurabili con tanto di piano d'azione sembra — a prima vista — l'ennesima formalità burocratica inventata da qualcuno che non ha mai lavorato in azienda. Lo capiamo.

Detto questo: sta scritto al §6.2. Di tutte e tre le norme che state certificando. E adesso ve lo spieghiamo con tutto l'entusiasmo del caso.


La scena del crimine — ricostruzione fedele

Per chi non avesse mai assistito a questo momento iconico, ecco come si svolge di solito. Ambientazione: sala riunioni, tavolo con bottigliette d'acqua a metà, almeno una persona con il laptop aperto su qualcos'altro.

Il Consulente
«Bene. Abbiamo definito il contesto, la politica è approvata, i rischi sono stati valutati. Adesso passiamo agli obiettivi: per il §6.2 abbiamo bisogno di obiettivi misurabili, con un piano, dei responsabili e delle scadenze.»
[Pausa. Silenzio. Qualcuno smette di scrivere.]
Il Responsabile (con tono di chi ha appena trovato una scappatoia)
«Ma… dobbiamo proprio farli? Con i numeri e tutto? Perché noi le cose le facciamo, lavoriamo bene, i clienti sono soddisfatti. Non mi sembra necessario metterli per scritto. Ma dove sta scritto?»
Il Direttore (incoraggiato dal collega)
«Sì, esatto. Noi abbiamo già tutto sotto controllo. Gli obiettivi li abbiamo in testa.»
[Il consulente annuisce lentamente, con il sorriso di chi sa già come va a finire.]
Il Consulente
«Capisco. Sta scritto al paragrafo 6.2. Che, per inciso, è identico in tutte e tre le norme che state certificando contemporaneamente.»
[Silenzio più lungo del precedente.]

Questa scena — con variazioni minime — si ripete in modo sorprendentemente costante, indipendentemente dal settore, dalla dimensione aziendale, dal numero di caffè offerti durante la riunione. È un classico. Quasi un rito di passaggio.


Dove sta scritto — con precisione chirurgica

Noi adoriamo questa domanda. Perché ha una risposta esattissima. Non «è una buona prassi», non «lo fanno tutti», non «fidatevi». Ha una risposta con tanto di numero di paragrafo.

ISO 9001:2015 — §6.2.1
«L'organizzazione deve stabilire obiettivi per la qualità relativi alle funzioni, ai livelli e ai processi pertinenti. Gli obiettivi devono essere: misurabili; coerenti con la politica; monitorati; comunicati; aggiornati se opportuno.»
📋 Lo stesso vale per le altre norme

La struttura HLS (High Level Structure) garantisce che il §6.2 sia sostanzialmente identico in tutte le norme ISO di sistema di gestione:

ISO 14001:2015 §6.2.1 — Obiettivi ambientali
ISO 45001:2018 §6.2.1 — Obiettivi per la salute e sicurezza sul lavoro

Se state implementando un sistema integrato, quella frase — «ma dove sta scritto?» — vi insegue su tre fronti contemporaneamente. Come un auditor con tre block notes.

Notiamo con affetto quella parola: «deve». In linguaggio ISO non esiste via di mezzo: «deve» è un obbligo. «Dovrebbe» è una raccomandazione. «Può» è una possibilità. Il §6.2.1 usa «deve» sette volte in meno di dieci righe. Non per caso.


Il Catalogo delle Scuse — edizione annotata

Siamo collezionisti. Nel corso degli anni abbiamo raccolto le obiezioni più creative agli obiettivi di sistema, e le abbiamo catalogate con la cura di un entomologo alle prese con specie rare. Eccole, con la nostra risposta calorosa e la relativa voce di dizionario normativo.

La scusaTraduzione simultaneaRisposta normativaRif.
«Li abbiamo in testa, non serve scriverli.»«Se li scriviamo, poi dobbiamo rispettarli.»La norma chiede che siano documentati, comunicati e monitorati. Quello che sta solo in testa a una persona non è né comunicato né monitorabile — e cambia ogni volta che quella persona cambia umore.§6.2.1 lett. e, f
«Il nostro obiettivo è lavorare bene.»«Non vogliamo impegnarci su nulla di specifico.»Ammirevole come filosofia di vita. Inutilizzabile come obiettivo ISO. La norma chiede misurabilità: "lavorare bene" non ha un indicatore, non ha una baseline, non ha una scadenza. Non è un obiettivo, è un auspicio.§6.2.1 lett. b
«Li abbiamo fatti l'anno scorso, usiamo quelli.»«Non abbiamo voglia di rifarlo.»Benissimo — se sono ancora pertinenti, coerenti con la politica attuale e con l'analisi del contesto aggiornata. Ma se il contesto è cambiato e gli obiettivi sono rimasti identici da tre anni, qualcosa non torna.§6.2.1 lett. g
«Non sappiamo che numeri mettere.»«Misurare ci spaventa perché potremmo scoprire cose scomode.»Questo è il punto di partenza più onesto che abbiamo incontrato — e il più risolvibile. Un obiettivo semplice con un indicatore semplice vale infinitamente più di nessun obiettivo. Si comincia da quello che si riesce a misurare oggi.§9.1 (monitoraggio)
«L'auditor dell'anno scorso non ha detto niente.»«Se non mi beccano, non esiste il problema.»Un'osservazione mancata in un audit non cancella il requisito. Significa che quell'audit — per qualunque ragione — non ha trovato la non conformità. Il §6.2 è rimasto lì ad aspettare pazientemente.§6.2 (obbligatorio)

«Misurabile» — demistificazione urgente

La parola che genera più terrore non è «obiettivo». È «misurabile». Evoca fogli Excel da sedici schede, dashboard con semafori colorati, riunioni mensili di revisione con slide che nessuno capisce ma tutti commentano. Capiamo il trauma. E siamo felici di dire che non è niente di tutto questo.

«Misurabile», nel senso ISO, significa semplicemente: esiste un modo per capire se l'obiettivo è stato raggiunto oppure no. Punto. Niente di più.

🚫 Non è un obiettivo misurabile
  • «Migliorare la qualità del servizio» — come lo misuri? rispetto a cosa? entro quando?
  • «Sensibilizzare il personale sulla sicurezza» — quante persone? con quale indicatore?
  • «Ridurre l'impatto ambientale» — di quanto? quale impatto? quale baseline?
  • «Mantenere la certificazione ISO» — quello è il mezzo. L'obiettivo è un'altra cosa.
✅ Questo invece funziona — anche per realtà piccole
  • ISO 9001 — «Ridurre i reclami scritti dei clienti del 20% entro il 31/12, rispetto ai 15 registrati nel 2024»
  • ISO 14001 — «Diminuire il consumo di carta del 10% entro fine anno, rispetto alla media degli ultimi 12 mesi»
  • ISO 45001 — «Zero infortuni con prognosi superiore a 3 giorni nel corso del 2025»

Notate la struttura: cosa si vuole ottenere + di quanto + entro quando + rispetto a cosa. Non serve un data scientist. Serve un po' di onestà e un foglio con quattro colonne.


Il §6.2.2 — il paragrafo che tutti dimenticano

Molte organizzazioni arrivano fin qui: definiscono l'obiettivo, lo scrivono, lo archiviano nella cartella «Sistema di Gestione» che viene aperta in media due volte l'anno — una a Natale e una quando chiama l'ente di certificazione.

Peccato che esista il §6.2.2. Che chiede qualcosa di più sottilmente scomodo: il piano. Ovvero: come ci arrivate?

ISO 9001:2015 — §6.2.2
«Nel pianificare come conseguire i propri obiettivi per la qualità, l'organizzazione deve determinare: a) cosa si farà; b) quali risorse saranno necessarie; c) chi sarà responsabile; d) quando sarà completato; e) come saranno valutati i risultati.»

Cinque domande. Non è una tesi di dottorato — è una tabella con cinque colonne. Ma quelle cinque colonne fanno tutta la differenza tra un obiettivo che esiste sulla carta e uno che ha qualche speranza di realizzarsi nel mondo reale.

💡 Come farlo senza impazzire

Una tabella con sei colonne basta e avanza: Obiettivo · Azione · Risorse · Responsabile · Scadenza · Indicatore di verifica. Non deve essere bella. Deve essere compilata, aggiornata e portata in riesame dalla direzione. Se il Direttore la vede una volta all'anno in sede di riesame e sa di cosa si parla, il §6.2.2 è soddisfatto. Tutto il resto è eccellenza — apprezzabile, ma non obbligatoria.


Cosa succede in audit — senza filtri

Noi amiamo gli auditor di terza parte. Sono metodici, preparati e hanno una pazienza olimpionica. Ma quando arrivano al §6.2 e trovano il vuoto, quella pazienza ha dei limiti precisi — e si chiamano non conformità.

Le tre domande che ogni auditor fa sul §6.2 sono sempre le stesse:

  1. Mostrami gli obiettivi documentati per il periodo in corso.
  2. Mostrami come li state monitorando — esiste una raccolta dati?
  3. Mostrami il piano — chi fa cosa, entro quando?
🚫 Risposte che aprono una non conformità
  • «Gli obiettivi li abbiamo, ma non li abbiamo ancora formalizzati quest'anno.» (È novembre.)
  • «Stavamo aspettando il riesame della direzione per definirli.» (Il riesame era a marzo.)
  • «Ci sono, ma non li monitoriamo durante l'anno — li verifichiamo a fine anno.» (Come?)
  • «Sono identici a quelli del 2022.» (Il contesto aziendale è cambiato tre volte da allora.)
✅ Cosa funziona davvero
  • Una tabella obiettivi aggiornata, datata, con responsabili e indicatori assegnati.
  • Almeno un'evidenza di monitoraggio intermedio — anche un'email, anche un verbale di una riunione.
  • Obiettivi coerenti con la politica e con i risultati del riesame precedente.
  • Obiettivi non tutti raggiunti — va benissimo — ma con analisi delle cause e azioni conseguenti. Un obiettivo mancato con analisi vale più di uno raggiunto per caso.

Noi capiamo tutto. Capiamo il tempo che manca, le priorità operative che incalzano, la sensazione che scrivere un obiettivo non cambi la realtà di una virgola. Lo capiamo davvero.

E poi vi diciamo lo stesso che diciamo ogni volta: la differenza tra un sistema di gestione che esiste e uno che funziona passa esattamente da qui. Da quella tabella con cinque colonne. Da quel numero scritto nero su bianco che costringe l'organizzazione a guardarsi allo specchio una volta all'anno.

Gli obiettivi non fanno paura perché sono burocratici. Fanno paura perché sono veri. Perché impegnano. Perché misurano. Perché dicono, a fine anno, se ci siete arrivati oppure no — e perché.

Quindi: dove sta scritto?
§6.2. Primo comma. Lettera b. Tutte e tre le norme.
Prego.

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