Il Modello 231 spiegato a mia nonna

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Il Modello 231 spiegato a mia nonna

Ovvero: tra sugo, mestoli e organismi di vigilanza,
guida semiseria alla responsabilità amministrativa degli enti

C'è un momento, nella vita di ogni consulente, in cui ti trovi a cena dalla nonna e qualcuno - di solito lo zio che lavora in Comune e pensa di sapere tutto - ti chiede: "Ma tu, di preciso, cosa fai?"

Tu provi a spiegare. Parli di sistemi di gestione, di compliance, di modelli organizzativi. La nonna annuisce con quel sorriso che riserva anche al TG quando parlano di spread. Lo zio alza le spalle. Il cugino controlla il telefono.

E allora ti viene l'illuminazione: se non riesci a spiegarlo alla nonna, forse non l'hai capito neanche tu.

Ecco. Questo articolo è quel tentativo. Prendere il D.Lgs. 231/2001 - il famoso "Modello 231", quello che quando lo nomini in azienda la gente improvvisamente deve andare in bagno - e tradurlo nel linguaggio universale: quello della cucina della nonna.

Perché se Miss Marple risolveva omicidi dal salotto con una tazza di tè e un gomitolo di lana, mia nonna potrebbe tranquillamente presiedere un Organismo di Vigilanza dal tavolo della cucina. Con risultati probabilmente migliori di certi OdV che ho visto in carriera.

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"Nonna, esiste una legge che punisce le aziende"

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"Le aziende? Ma le aziende non sono persone, Maurizio."

Esatto, nonna. E infatti per secoli la pensavano tutti così. Il principio era semplice: societas delinquere non potest - una società non può commettere reati. Se un dirigente rubava, pagava il dirigente. L'azienda fischiettava.

Poi è arrivato il 2001 e il legislatore ha detto: "Un momento. Se il tuo dipendente commette un reato nell'interesse dell'azienda o a suo vantaggio, allora forse l'azienda un pochino responsabile lo è."

È come quando il cugino Peppino ruba i biscotti dalla credenza. Sì, tecnicamente li ha rubati lui. Ma se tu, nonna, gli avevi detto "vai a prendere qualcosa dalla credenza" senza specificare cosa, e la credenza era aperta, e nessuno controllava... beh, qualche responsabilità nell'organizzazione della credenza ce l'hai anche tu.

⚖ Riferimento normativo

Art. 1 D.Lgs. 231/2001 - Il decreto si applica a enti forniti di personalità giuridica, società e associazioni anche prive di personalità giuridica. Non si applica allo Stato, agli enti pubblici territoriali e agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.

Art. 5, comma 1 - L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da persone in posizione apicale (lett. a) o da persone sottoposte alla direzione o vigilanza di questi (lett. b).

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"Ma cosa hanno fatto di male, questi?"

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"Mica tutte le aziende sono come quella della televisione, quella con il chimico calvo che cucina le cose brutte nel furgone!"

No, nonna, non tutte le aziende sono la Los Pollos Hermanos di Gus Fring. Però il punto è proprio questo: il 231 non punisce le aziende che sono criminali. Punisce le aziende che non hanno fatto abbastanza per evitare che qualcuno al loro interno commettesse certi reati.

Quali reati? Il catalogo è lungo e continua a crescere anno dopo anno. Come la lista della spesa quando arrivano i parenti per le feste. Ci trovi:

Reati contro la Pubblica Amministrazione - corruzione, concussione, traffico di influenze (la tangente, nonna, la tangente)

Reati societari - false comunicazioni sociali, impedito controllo (quando i bilanci diventano opere di fantasia)

Reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro - omicidio colposo e lesioni gravi per violazione delle norme antinfortunistiche (Art. 25-septies)

Reati ambientali - inquinamento, disastro ambientale, traffico di rifiuti (Art. 25-undecies)

Reati informatici - accesso abusivo, danneggiamento di sistemi (Art. 24-bis)

Riciclaggio, autoriciclaggio e un bel po' di altri che non elenco per non farti venire il mal di testa, nonna

In parole da cucina: immagina che la legge abbia scritto una lista di tutte le cose che possono andare storte nella tua cucina. Gas aperto, coltelli lasciati in giro, pentola d'acqua bollente sul bordo del tavolo con i bambini che corrono. Il 231 dice: "Se non hai messo in piedi un sistema per evitare questi disastri, e il disastro succede, sei responsabile anche tu. Non solo chi ha lasciato il gas aperto."

⚖ Riferimento normativo

Artt. 24-25 quaterdecies D.Lgs. 231/2001 - Il catalogo dei reati presupposto si è progressivamente ampliato dal 2001 a oggi. I reati rilevanti sono tassativamente elencati: l'ente può essere ritenuto responsabile solo per i reati espressamente previsti dal decreto.

Art. 9 - Le sanzioni per l'ente comprendono: sanzioni pecuniarie (sempre applicabili), sanzioni interdittive, confisca e pubblicazione della sentenza.

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"E allora come si difendono?"

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"Perché a me, quando cucino, non mi è mai esploso niente."

Appunto, nonna. E sai perché? Perché tu hai un sistema. Non lo chiami così, ma ce l'hai. Sai dove stanno i coltelli, chi può toccare il forno e chi no, controlli sempre che il gas sia chiuso prima di andare a letto, e guai a chi entra in cucina senza permesso quando stai facendo il ragù.

Il Modello 231 funziona esattamente così. È il ricettario anti-disastro dell'azienda. Un documento - anzi, un sistema di documenti - che dice:

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🍲 Quali sono i rischi di reato nella nostra attività (mappatura dei rischi)

🍲 Come li preveniamo (protocolli di prevenzione)

🍲 Chi controlla che tutto funzioni (Organismo di Vigilanza)

🍲 Cosa succede a chi sgarra (sistema disciplinare)

🍲 Come si segnalano le cose che non vanno (whistleblowing)

🍲 Come insegniamo a tutti le regole (formazione)

E qui arriva il colpo di scena, nonna. Il bello del 231 è che il Modello è volontario. Nessuno ti obbliga ad adottarlo. Però - e qui il legislatore è stato diabolicamente furbo - se non ce l'hai e succede il guaio, non hai scuse. Se ce l'hai e funziona davvero, puoi evitare le sanzioni o almeno ridurle.

È come l'assicurazione sulla casa: non sei obbligato a farla, ma quando ti si allaga il bagno e non ce l'hai, improvvisamente ti ricordi di quel consulente antipatico che te l'aveva suggerita.

⚖ Riferimento normativo

Art. 6, comma 1 D.Lgs. 231/2001 - L'ente non risponde se prova che: a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; b) il compito di vigilare è stato affidato a un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo.

Art. 6, comma 2 - Il modello deve prevedere: specifici protocolli per le decisioni relative ai reati da prevenire, modalità di gestione delle risorse finanziarie, obblighi di informazione verso l'organismo di vigilanza, un sistema disciplinare idoneo.

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"Chi controlla che tutto funzioni? Io!"

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"Quando ero piccola, nessuno controllava niente. E stavamo tutti bene."

Nonna, tu controlli eccome. Controlli se il sugo attacca, se il nipote ha mangiato abbastanza, se la vicina di casa ha di nuovo parcheggiato davanti al portone. Tu sei un Organismo di Vigilanza vivente. Solo che il tuo è monocratico e a tempo pieno.

L'OdV aziendale funziona allo stesso modo, solo che deve avere alcune caratteristiche precise: autonomia, indipendenza, professionalità e continuità d'azione. Non può essere il cugino che passa una volta a Natale e dice "mi sembra tutto a posto". Deve essere qualcuno - o meglio, un organismo - che vigila davvero.

Pensa a Miss Marple, nonna - quella signora inglese che risolveva i gialli dal suo villaggio. Tutti pensavano fosse una vecchietta innocua con i ferri da maglia. E invece vedeva tutto, collegava tutto, capiva tutto. L'OdV ideale funziona così: non deve gestire, non deve decidere, non deve intervenire operativamente. Deve osservare, verificare, segnalare. E quando qualcosa non torna, deve avere il coraggio (e il potere) di dirlo a chi comanda.

Nella realtà, però, molti OdV assomigliano più al Dottor Watson che a Miss Marple: stanno lì, prendono appunti, ma il mistero lo risolvono altri. Quando lo risolvono.

⚖ Riferimento normativo

Art. 6, comma 1, lett. b) D.Lgs. 231/2001 - L'ente deve affidare il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza del modello e di curarne l'aggiornamento a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo.

Art. 6, comma 4-bis - Nelle società di capitali, il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza e il comitato per il controllo sulla gestione possono svolgere le funzioni dell'OdV.

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"E se qualcuno non ubbidisce? Il mestolo!"

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"Ai miei tempi bastava un'occhiataccia. Altro che modelli."

Nonna, l'occhiataccia funzionava perché avevi credibilità. E dietro l'occhiataccia c'era il mestolo di legno. Tutti sapevano che c'era, tutti sapevano che potevi usarlo, e questo bastava a mantenere l'ordine. Il mestolo era il tuo sistema disciplinare.

Nel 231, il sistema disciplinare è esattamente questo: un insieme di sanzioni - proporzionate, graduate, conosciute da tutti - che si applicano a chi viola il Modello. Senza un sistema disciplinare effettivo, il Modello è carta straccia. Sarebbe come dire ai nipoti "non toccate i dolci" sapendo benissimo che non c'è nessuna conseguenza se li toccano.

E attenzione: il sistema disciplinare vale per tutti. Dipendenti, dirigenti, amministratori, collaboratori esterni. Proprio come il mestolo della nonna non faceva distinzioni tra nipoti, cugini e persino i genitori quando serviva.

Poi c'è l'altra faccia della medaglia: il whistleblowing. Ovvero: se vedi qualcosa che non va, devi poterlo segnalare senza rischiare di finire sulla graticola.

Nonna, sai quando il cugino Gennaro ti viene a dire sottovoce che zia Maria ha messo lo zucchero nel ragù? Ecco, Gennaro è un whistleblower. E la legge dice che Gennaro va protetto: niente ritorsioni, niente occhiatacce (quelle sì che non si possono dare), niente esclusione dal pranzo della domenica. Il segnalante va tutelato, punto.

⚖ Riferimento normativo

Art. 6, comma 2, lett. e) D.Lgs. 231/2001 - Il modello deve prevedere un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello stesso.

D.Lgs. 24/2023 (recepimento Direttiva UE 2019/1937) - Ha riformato organicamente la disciplina del whistleblowing, prevedendo canali di segnalazione interni, esterni (ANAC) e la divulgazione pubblica, con tutele rafforzate per il segnalante e divieto di ritorsioni.

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"A cucinare si impara cucinando. Ma prima si guardava."

Ecco, nonna, questa è la cosa più intelligente che hai detto stasera. Perché il sesto pilastro del Modello 231 è proprio la formazione.

Puoi avere il modello più bello del mondo, l'OdV più vigile, il sistema disciplinare più severo. Ma se le persone non sanno che esistono, non sanno come funzionano, non capiscono perché devono rispettarli... è come avere un ricettario in cinese antico appeso in cucina. Decorativo, ma inutile.

La formazione 231 non è Masterchef. Non servono fuochi d'artificio, giurie severe e pianti in diretta. Serve che ogni persona nell'organizzazione sappia tre cose fondamentali: cos'è il Modello, cosa rischia l'azienda, cosa ci si aspetta da lei. E serve che questa formazione sia documentata, periodica, aggiornata.

La nonna insegnava a cucinare per osmosi, per imitazione, per ripetizione. Il 231 chiede lo stesso: non basta il corso una tantum. Serve pratica continua, aggiornamento e verifica. Perché il rischio di reato cambia nel tempo, proprio come le ricette si adattano alle stagioni.

⚖ Riferimento normativo

Art. 6, comma 2, lett. a) D.Lgs. 231/2001 - Il modello deve individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati. L'identificazione presuppone attività di formazione e diffusione del modello a tutti i livelli dell'organizzazione.

Linee Guida Confindustria (agg. 2021) - La formazione deve essere differenziata in base ai destinatari (apicali, operativi, OdV), documentata, periodica e sottoposta a verifica di apprendimento.

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"Ma allora è come la ricetta del ragù!"

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"Maurizio, se ho capito bene... il 231 è come quando organizzo il pranzo della domenica?"

Nonna, è esattamente così. Guarda:

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🍲 La mappatura dei rischi è quando prima di cucinare controlli cosa hai in dispensa, cosa manca, cosa è scaduto e cosa potrebbe andare storto se il forno fa i capricci.

🍲 I protocolli di prevenzione sono le tue ricette: dosi precise, tempi di cottura, ordine delle operazioni. Non si improvvisa.

🍲 L'Organismo di Vigilanza sei tu che giri per la cucina, assaggi, controlli, e correggi. Con autonomia e senza che nessuno possa dirti di non controllare il sale.

🍲 Il sistema disciplinare è il mestolo di legno. Tutti sanno che c'è. Proporzionato: una manata per un assaggio non autorizzato, esilio dalla cucina per chi brucia il ragù.

🍲 Il whistleblowing è il cugino che ti avvisa sottovoce che qualcosa sta andando storto. Protetto da ritorsioni familiari.

🍲 La formazione è quando insegni ai nipoti come si fa. Non una volta. Sempre. Finché non lo fanno bene da soli.

La differenza? Che la ricetta del ragù della nonna funziona da sempre perché ci crede, la pratica e la aggiorna. Molti Modelli 231 aziendali, purtroppo, vengono scritti, stampati, messi in un cassetto e dimenticati. Come quei libri di cucina che compri a Natale e non apri mai.

E qui sta il punto cruciale, nonna: il Modello deve essere adottato e efficacemente attuato. Non basta averlo. Deve vivere. Come il lievito madre: se non lo curi, muore. E un Modello morto non ti salva da niente.

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Nonna ha capito. E tu?

Alla fine della cena, la nonna mi ha guardato e ha detto:

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"Quindi in pratica dici alle aziende di organizzarsi come si deve, e loro ti pagano per questo? Io lo faccio gratis da sessant'anni."

Touché, nonna. Touché.

Ma la verità è che mia nonna ha centrato il punto meglio di tanti manuali: il Modello 231 non è un documento magico che protegge l'azienda per il solo fatto di esistere. È un modo di organizzarsi: consapevole, strutturato, vigile, con conseguenze chiare per chi sgarra e protezione per chi segnala.

Come la cucina della nonna: funziona perché dietro c'è metodo, esperienza, attenzione e - soprattutto - qualcuno che ci tiene davvero.

Se la vostra azienda non ha ancora un Modello 231, o ne ha uno che raccoglie polvere in un cassetto, forse è il momento di fare quello che fate quando il ragù non viene bene: tornare ai fondamentali, chiedere aiuto a chi sa farlo, e rimettersi ai fornelli.

Questo era un racconto immaginario, le mie nonne non ci sono più, ma se fossero ancora qui sono sicuro che approverebbero.

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📋 Il Modello 231 in pillole (approvate dalla nonna)

Che cos'è: un sistema organizzativo che tutela l'ente dalla responsabilità amministrativa per reati commessi nel suo interesse o vantaggio (D.Lgs. 231/2001).

Obbligatorio? No, è volontario. Ma la sua assenza espone l'ente a sanzioni pecuniarie, interdittive e reputazionali gravissime.

I 6 pilastri: Mappatura rischi, Protocolli, OdV, Sistema disciplinare, Whistleblowing, Formazione.

Condizione essenziale: adottato ED efficacemente attuato (Art. 6, comma 1). Un Modello nel cassetto non vale nulla.

Riferimento per la costruzione: Linee Guida di Confindustria per la costruzione dei Modelli, ultimo aggiornamento giugno 2021.

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