Il sistema di gestione Cenerentola

Certificata per forza:
il sistema di gestione Cenerentola

Spazza perché deve, non perché vuole.
E il pavimento non brilla mai abbastanza.

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enerentola non amava le pulizie. Nessuno lo dice apertamente, ma è ragionevole supporre che preferisse ben altro che alzarsi all'alba con una scopa in mano, rispondere agli ordini delle sorellastre e lucidare pavimenti che l'indomani sarebbero sporchi di nuovo. Lo faceva. Lo faceva bene. Ma lo faceva perché non aveva scelta.

C'è qualcosa di tremendamente familiare in questo quadro, se ti occupi di sistemi di gestione.

Sostituisci la scopa con un manuale qualità. Le sorellastre con il bando di gara, il cliente principale e il requisito del finanziamento europeo. Il principe azzurro con l'auditor dell'ente di certificazione. Hai appena descritto il 70%, stima ottimistica, delle aziende che ogni anno ottengono una certificazione ISO in Italia.

L'offerta che non puoi rifiutare, ma non è il Padrino, è il capitolato

Nessuno ti punta una pistola alla tempia. Il meccanismo è più elegante e, per certi versi, più crudele. Funziona così: vuoi partecipare a quella gara pubblica? Serve la ISO 9001. Vuoi accedere al contributo regionale? Serve la ISO 14001. Il tuo cliente tedesco ha aggiornato il vendor list? Serve qualcosa con tre o quattro cifre e due lettere. Pronto, via.

La decisione di certificarsi nasce raramente da una riflessione strategica interna,  "vogliamo migliorare i nostri processi, ridurre gli sprechi, costruire un'organizzazione più solida." Nasce da una telefonata dell'ufficio commerciale: "ci chiedono la certificazione entro sei mesi, altrimenti siamo fuori."

Cenerentola non ha deciso di pulire il camino quella mattina. Gliel'hanno detto le sorellastre.

"L'ho presa come si prende una medicina: non perché mi piaccia il sapore, ma perché il medico ha detto che serve. Adesso è lì, in un cassetto. La ricordo quando sta per scadere."

SINTESI IMMAGINATA DI CONVERSAZIONI REALI 

Tre gradi di sopportazione

Non tutte le aziende reagiscono allo stesso modo all'imposizione esterna. Nel tempo ho imparato a riconoscere tre categorie, con la stessa precisione con cui un esperto di vini riconosce un Montepulciano, ma con meno soddisfazione personale.

🔴  Le aziende che odiano apertamente

Nessun filtro. "È una perdita di tempo." "La facciamo perché ci obbligano." Brutali, ma almeno oneste. Con loro sai dove stai mettendo i piedi. Di solito sono anche quelle con cui si lavora meglio, paradossalmente, perché non perdono tempo a fingere entusiasmo che non hanno.

🟠Le aziende che mal tollerano

Firmano tutto, partecipano alle riunioni, approvano le procedure. Ma non ci credono. Lo si vede negli occhi durante le sessioni di formazione, lo stesso sguardo di Cenerentola mentre aspetta che le sorellastre finiscano di elencare i compiti della giornata. Presenti fisicamente, assenti in tutto il resto.

🔵Le aziende che sopportano - purché non dia fastidio

La categoria più numerosa e, per un consulente, la più logorante. "Va bene tutto, basta che non cambiamo nulla di quello che facciamo." Una certificazione cosmesi. Un documento che esiste per rispondere al telefono quando il cliente chiede: "avete la ISO?" - "sì, certo" - e la conversazione finisce lì.

Il problema è che gli standard non la pensano così

Ecco il punto in cui la storia di Cenerentola smette di essere solo una metafora ironica e diventa un problema concreto.

Gli standard ISO, qualunque standard ISO, non sono stati scritti per essere appesi a una parete. Sono stati concepiti come strumenti di gestione reale, integrati nei processi decisionali, alimentati dal vertice aziendale, misurati nei risultati. Prevedono che la direzione sia coinvolta. Prevedono che gli obiettivi siano collegati alla strategia. Prevedono, in sostanza, che qualcuno in azienda ci creda davvero.

Se nessuno ci crede, ottieni un sistema di carta. Procedure che descrivono come si lavora in teoria, non come si lavora in pratica. Riesami della direzione in cui si ripete ogni anno la stessa litania. Audit interni che non trovano mai niente perché chi li fa sa già che non deve trovare niente.

Cenerentola pulisce benissimo quando c'è qualcuno che guarda. Quando non c'è nessuno, lascia i vestiti sul pavimento come tutti gli altri.

📄 La norma dice: sintesi leggera

Qualunque standard ISO moderno, dalla 9001 alla 14001 alla 45001, richiede che l'alta direzione dimostri leadership e impegno verso il sistema di gestione. Non delega. Non firma. Impegno reale, misurabile, integrato nel modo in cui l'azienda prende decisioni ogni giorno.

Un sistema di gestione tollerato non soddisfa questo requisito. Lo supera nell'audit perché l'audit dura due giorni. Nella realtà, è un sistema che non esiste.

Quindi: di chi è la colpa?

La risposta onesta è: un po' di tutti e un po' di nessuno, che è il modo elegante per dire che il problema è sistemico e nessuno ha voglia di guardarlo in faccia.

Il mercato impone la certificazione come requisito formale, non come garanzia sostanziale. Chi emette i bandi spesso non sa distinguere tra un'azienda certificata che funziona e una certificata che non funziona, per loro il documento vale lo stesso. Gli enti di certificazione operano in un mercato competitivo che non incentiva la severità. E le aziende, razionalmente, ottimizzano per l'obiettivo reale, avere il certificato, non per l'obiettivo dichiarato, migliorare i processi.

Il risultato è un ecosistema in cui tutti fanno la loro parte, nessuno è in malafede, e il sistema nel complesso produce esattamente l'effetto opposto a quello per cui è stato progettato.

Cenerentola va al ballo. Ottiene il principe. Ma alle dodici la carrozza ritorna zucca, e il giorno dopo è di nuovo in cucina con la scopa in mano.

La versione che Disney non ti ha raccontato

Nella versione originale dei fratelli Grimm - Aschenputtel, pubblicata nel 1812, la storia finisce in modo considerevolmente diverso da quello a cui ci ha abituati il cartone animato.

Quando il principe gira il regno con la scarpetta d'oro per trovare la ragazza del ballo, le sorellastre tentano di infilarla a forza. La prima, su consiglio della madre, si taglia un dito per farci entrare il piede. La seconda si taglia il tallone. In entrambi i casi il principe non si accorge dell'inganno, è la scarpa che tiene, non il piede, finché due colombe, le stesse che avevano aiutato Cenerentola a cernere le lenticchie dalla cenere, gli cantano che la sposa è falsa e lascia una scia di sangue sul sentiero.

Ma il finale è ancora più preciso. Il giorno del matrimonio di Cenerentola, mentre le sorellastre cercano di farsi perdonare camminando ai suoi lati come damigelle, le colombe intervengono un'ultima volta. Un occhio a ciascuna all'andata verso la chiesa. Un occhio a ciascuna al ritorno. Quattro occhi in totale. Punizione simmetrica, implacabile, definitiva. La cecità come conseguenza diretta di anni trascorsi a non voler vedere.

“Da li uscirono due colombe bianche e si posarono sulle spalle di Cenerentola. Quando la processione nuziale dovette passare davanti all'albero di nocciolo, le due sorelle camminarono ai lati di lei, e le colombe beccarono via un occhio a ciascuna di esse. In seguito, quando dovettero passare di nuovo, una su ogni lato, le colombe beccarono via l'altro occhio. E così furono punite con la cecità per tutta la vita, a causa della loro malvagità e falsità.”

JACOB E WILHELM GRIMM - KINDER- UND HAUSMÄRCHEN, 1812 - TRADUZIONE LIBERA

I Grimm non erano persone sentimentali. Erano filologi che raccoglievano tradizioni popolari, e quelle tradizioni avevano una funzione precisa: insegnare che le scorciatoie hanno conseguenze. Che chi taglia, lima e mutila per adattarsi a una forma che non gli appartiene, e lo fa per utilità, non per convinzione, alla fine paga il conto.

La scarpetta non si allarga. La norma non si piega. E le colombe, prima o poi, fanno il loro lavoro.

⚠ Una domanda diretta, per chi ha letto fin qui

Se domani il tuo principale cliente ti dicesse che la certificazione non gli serve più, la manterresti lo stesso?

Se la risposta è no, o se hai dovuto pensarci troppo a lungo, allora non hai un sistema di gestione. Hai un documento. E la differenza, quando le cose vanno storte, non è da poco.

Non lo dico per farti sentire in colpa. Lo dico perché il sistema di gestione, quello vero, non quello di carta, è l'unico strumento che ti permette di sapere cosa sta succedendo nella tua azienda prima che te lo dica qualcun altro. Di solito quando è troppo tardi.

Un sistema di gestione imposto per forza, ignorato per convenienza e sopportato per necessità non protegge nessuno. Né il mercato. Né l'azienda. E di certo non il consulente che l'ha firmato. Le colombe, nel frattempo, stanno già affilando il becco.

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